lunedì 4 maggio 2026

Tutti siamo Uno e Uno è tutti.

 Riprendo il leitmotiv del libro di Domenico Rosaci, Arcana Memoria,  con un invito alla riflessione. 

Alquanto suggestivo è uno dei tanti pensieri in esso contenuti:

   " Tutto è Uno, e quindi si intende che non è possibile allontanare da sé la sofferenza ignorando gli altri o, peggio ancora, facendoli soffrire. Al contrario generare sofferenza     nel prossimo significa acuire la propria come immediata conseguenza." 





8 commenti:

  1. C'è purtroppo chi ci gode - basta un tg qualsiasi - e secoli di psichiatria non basteranno mai a spiegare, e neanche secoli di religione. C'è un dna che funziona così, magari potremmo educarlo un giorno.. magari..

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  2. Anonimo06:39:00

    @Fabio

    Questo nuovo post sull'Unità chiude perfettamente il cerchio con la nostra riflessione sulla ''frattura del dialogo''.

    Se i testi sacri e i nostri discorsi sono pieni di crepe, è perché quelle crepe servono a rompere il guscio dell’Io. Un dialogo perfetto ci lascerebbe separati; invece, il ''fallimento'' della logica ci spinge a varcare la soglia e a scoprire che Tutto è Uno.

    Riguardo al commento di Franco, è vero: il nostro DNA sembra spingerci spesso verso la chiusura o il godimento del male. Ma forse quel DNA è proprio lo ''scudo della cronaca'' di cui parlavamo: una difesa razionale che ci impedisce di sentire la sofferenza dell'altro come nostra.Accettare l'incoerenza del testo e del dialogo significa smettere di voler controllare tutto e iniziare a ''educare'' quel DNA alla risonanza.

    Se smettiamo di cercare la perfezione nei fatti, iniziamo magari a trovarla "nelle relazioni".

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  3. Ciao Franco, in una battuta, come di consueto, apri sterminate praterie e stavolta vedo che Anonimo ti segue a rotta di collo. E no, noi possiamo anche crepare (aprire crepe) i nostri ragionamenti, ma fortunatamente i testi della Tradizione*, no! Il guscio dell'io/ego straripante ce lo siamo creati da soli, i Testi semmai ci suggeriscono come contenerlo. Il dialogo perfetto, matematicamente perfetto' , si è detto, crea blocchi, però - ne siamo una dimostrazione chiara - la perfetta assonanza di pensiero non esiste nemmeno fra gemelli siamesi. Questo è il punto, che lascia pervia la possibilità che un qualunque dialogo apra sempre aggiustamenti costruttivi. Lo stiamo facendo anche adesso, col proposito di aggiungere, ad ogni battuta, nozioni nuove, prima ignote. Quella del DNA impostato su geni malefici, epigenetica permettendo, mi torna del tutto nuova, infatti. L'educazione del Dna la trovo invece molto più simpatica.

    * nota. Ho scritto i Testi della Tradizione (Arcaica), non certo le formule ufficiali, decise da Ireneo, Giosia, Enrico VIII. o qualunque altro bellimbusto col fregio dell'autorità, in odore di conquista.

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  4. Anonimo06:28:00

    Ma questo nostro "urtarci",Fabio, non è forse una conferma che l'Unità non è un silenzio piatto, ma una vibrazione di opposti? Tu proteggi il guscio della Tradizione, io amo le crepe che lo aprono: ma non sono forse le crepe a rendere prezioso il vaso?La tua "Tradizione Arcaica" e il mio "fallimento logico" sono la stessa anarchia stellare: un disordine solo apparente che danza verso un unico centro. Se fossimo d'accordo, saremmo due specchi vuoti l'uno di fronte all'altro. Invece, il nostro scontro/incontro è l'attrito necessario per sprigionare la luce dell'Uno.

    Intanto il DNA è in piena educazione non tanto come disciplina, quanto con lo stupore di ritrovarci diversi eppure identici in un disordine apparente.

    Un cordiale saluto

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  5. Caro e paziente Anonimo, come annunciavo in precedenza, anche il nostro garbato scambio incontra pieghe, urti, fraintendimenti e piccole scosse di assestamento. In realtà la 'Tradizione' di cui parlo io non riguarda un principio caro al cattolicesimo, e proprio per questo l'ho definita arcaica, ovvero: delle origini. Fin dal suo primo insediamento, il cristianesimo dei papi e degli imperatori si è infatti scontrato pesantemente con i significati del 'Cristianesimo delle origini, ben più coerente con quello della vera tradizione che non ha una matrice definita in quanto riguarda essenzialmente l'immanenza dell'uomo del neolitico, o anche prima . Non si tratta però della contrapposizione fra razionalismo logico e Fede ortodossa, si tratta di rivalutare il senso di immanenza del Dio/Natura che il cristianesimo di Costantino ha inteso sradicare e combattere duramente fino a perseguitare ed eliminare fisicamente, così come si faceva coi primi martiri, tutti coloro che continuavano a professarlo. Le tue parole sono poetiche benché rispetto a Fede e ragione entrambi condividiamo le medesime considerazioni. Nessuna crepa, dunque. Più che altro ci vedo un leggero equivoco di fondo che cercheremo di appianare, restituendoci l'un l'altra, eventualmente e reciprocamente elementi nuovi da aggiungere alle rispettive convinzioni (Convinzioni morbide, sia inteso, quindi suscettibili di cambiamento. Stesso discorso penso valga anch per Franco che centra un punto marginale, e non centrale, della faccenda.

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  6. Il punto centrale è infatti l'immanenza della concezione spirituale da me avanzata in questa sede, e non la trascendenza cattolica, islamica e tardo giudaica. Per queste confessioni, infatti ,un punto centrale e non sindacabile, riguarda la separazione fra un dio che esiste a prescindere dall'umanità e non , come ribadisce la Tradizione Arcaica, un Dio che è contemporaneamente uomo e 'tutto il resto'. Il concetto è metafisico, assai distante dalla logica , tuttavia risulta ben riassunto dalle parole evangeliche (Vangelo apocrifo di Tommaso) 'solleva una pietra io sarò là, alza un tronco e lì mi troverai' .

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  7. Daniel15:28:00

    Sto cominciando a pensare che tutti gli artisti delusi e confusi dall'ambivalenza delle condotte storiche del papato, fuggono dal cattolicesimo propriamente detto per rifugiarsi nello gnosticismo casa spirituale di tanti letterati, pittori artisti e soprattutto filosofi che forse col cattolicesimo non hanno mai legato tanto

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  8. benritrovato Daniel. A pare mio non si tratta di rifugiarsi, o di approdare ad un'alternativa obbligata, ma di valutare un'evoluzione di pensiero che il mondo dell'arte, come spesso è avvenuto della storia, recepisce prima e in anticipo, fuori dai canoni di un approccio razionale e facendo ricorso, semmai, alla conoscenza noetica di cui diceva Platone.

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