giovedì 2 aprile 2026

L'utente domanda . . .


















Le persone hanno chiesto all' intelligenza artificiale



 A conti fatti, dopo aver esplorato perfino frettolosamente l'opinione della IA, abbiamo concluso che l'intelligenza più amata dagli italiani non sia poi tanto male una volta messa a livella con quanto pomposamente strombazzato da intelligenze biologiche sì, ma fetenti come fosse settiche. Perfino quel vago alone di compiacenza servile che trasuda dalle recensioni umane sembra attutita dai toni di un'esposizione distaccata, rotonda e ben composta , mai ridondante di ottusa superbia intellettuale. Ma sì   signora Intelligenza , faccia pure il suo dovere ma, perlamordiddio! , si sbrighi ad assestare  una bella spallata a ciò che rimane sghembo e vetusto, dell'antica gloria dei padri parolai. Non ne sentiremo la mancanza, non ne rimpiangeremo l' assopito ardore, sicuro

    Per quanto riguarda invece le assonanze con le recensioni prese in esame, balza all'occhio, la riproposta del tema del 'silenzio di Dio'. Ciò che sembra emergere da queste iper-sintesi intelligenti,  come lettura comune intendo, è allora lo sconforto interiore di quello che sembra essere a tutti gli effetti, la conseguente ricaduta di un sentimento polarizzato attorno alla figura di un Dio muto, benché la storia delle religioni, quelle ufficiali, anzitutto e soprattutto 'abramitiche',  ci racconti a più riprese di un Dio che si identifica prioritariamente con la funzione comunicativa dell'essere umano, ovverossia la parola. 'Al principio vi era il Logos', afferma il Vangelo di Giovanni una volta confinato a Patmos, località geografica casualmente prossima a Efeso , patria di Eraclito l'oscuro, un altro che poneva il centro della questione sul criterio divino della parola/Logos; archetipo potente quello del Verbo, presente già nell'Ermes ellenico, straordinariamente affine al Toot egizio, l'ibis dalla testa di uomo, per i meno attenti all'iconografia geroglifica dei faraoni. Curioso che, oggi, il Dio parlante degli avi (Arcana tradizione) sia dimenticato e scambiato per un'entità muta e distaccata, quasi non esistesse nemmeno.  Per una volta, invece, quando l'IA sottolinea la possibilità di una difficoltà comunicativa fra culture (interpretata come 'silenzio' del Dio), potremmo dire di sentirci particolarmente vicini alle conclusioni del criterio di ricerca artificiale. Sempre che, col concetto di  difficoltà di scambio fra civiltà , si intendesse affermare  che il regista di Silence avesse voluto analizzare e invitare lo spettatore a riflettere su  questo evidente gap fra contesti culturali estremamente differenti fra loro; in questo caso  potremmo forse concedere alla IA una qualche forma di credibilità. Potremmo magari riconoscerle il merito, assente nelle intelligenze biologiche, di aver toccato un punto nevralgico dell'analisi teologica, di aver fornito altresì una sorta di invito allo studio e la lettura dei Testi arcaici, sul binario del problema della traduzione e di come nel corso dei secoli, da una radice originaria inizialmente comune (e condivisa),  si sono diramate le concettualizzazioni spirituali delle religioni moderne, con le loro assurde pretese di autorità con le loro discrepanze e assurdità esegetiche, sovente nascoste dietro il paravento falsamente carismatico del mistero il quale, per esser rispettato non deve essere compreso. Insomma, Martin Scorsese anche a detta della IA, con la sua provocazione avrebbe forse voluto  soffermarsi sulla necessità di prender visione direttamente del contenuto dei Sacri Testi arcaici, ponendo come registro analitico un paradosso: la comunicazione, o meglio, la trasmissione dell'informazione deve  avvenire, non certo attraverso robuste, precise e inalterabili qualità etiche, come la purezza dei principi e dei sentimenti fideistici, come la coerenza delle condotte e dei linguaggi ispirati, ma attraverso strutture cangianti, performanti e sempre adattabili ai tessuti culturali e, a dirla tutta e per intero, utilizzando strutture di passaggio (Ponti-pontefici) corruttibili e quindi  resistenti come la Pietra (Pietro) e come la pietra abbastanza solide da non cedere sotto il peso delle peggiori nefandezze che l'animo umano sia capace di concepire. In quest'ottica il Santo, colui che invece non possiede per vocazione un lato corruttibile dell' anima, ma viceversa  è guidato da un' inalterabile solidità di spirito, mancando di flessibilità, finirebbe in pezzi sotto il peso dell' incessante desiderio di materialità, di possesso e dominio del genere umano. L'animo del puro non si mostrerebbe adatto, dunque, alla trasmissione di quella scala di veri valori spirituali necessari al genere umano corrotto dal materialismo, a perpetuare la sua presenza, ed in ultima istanza, a raggiungere la salvezza in questo mondo. L'IA offre quindi una selezione fra i contenuti espressi in rete, rispetto un determinato argomento. Mentre prima eravamo costretti a esprimere un vaglio sui temi proposti, eravamo obbligati a censire e discernere entro un vasto periplo di informazioni variegate e talvolta contraffatte, adesso deleghiamo un ulteriore strumento a farlo per noi, senza renderci conto che anch'esso deve operare su criteri e parametri che, contrariamente al vecchio metodo, vengono definiti a priori e in misura obbligatoriamente arbitraria, secondo la chiave ( leggi anche algoritmo) definita dai programmatori. Si chiamerà pure intelligenza e ci farà fare meno fatica (La fatica del pensare, di studiare e documentarsi per operare una scelta libera), di certo sarà l'intelligenza 'tradizionale' , in seguito a questa moderna tecnologia, ad uscirne ridimensionata.  

21 commenti:

  1. Anonimo05:55:00

    Gentile Fabio leggendo un post recente del blogger Andrea Sacchini,ti inviterei ad una tua esposizione di veduta su temi di tuo interesse e studi approfonditi.L'AI per il momento la lasciamo da parte:)

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  2. sì grazie. Potresti segnalare il link in questione?

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    1. Anonimo20:49:00

      https://andreasacchini.blogspot.com/2026/04/gesu-non-lha-mai-detto.html?m=1

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  3. Bene Anonimo, sospettavo si trattasse di quel post. Ho provato a discutere il contenuto del contributo pubblicato da Sacchini. Sarà visibile in quel sito previo approvazione del gentile Gestore. confido in una tua partecipazione. Anticipo che, in caso di risposta, proporrò un criterio analitico volto a dimostrare l'autenticità di quei testi ( e quindi l'attendibilità di quanto si proponevano di trasmetterci gli Autori/Evangelisti), ma non - di sicuro - il loro valore storico, sia inteso.

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    1. Anonimo13:31:00

      Intanto il mio sentito grazie e magari valuterò la mia eventuale partecipazione, vedremo ,anche se non a caso ho confidato io principalmente nella sua per competenza e criterio analitico.

      Le anticipo che nemmeno io condivido tanto la modalità con cui molti trattano l'argomento "testi sacri", altrimenti va a finire un po come per l'IA che tenta di ridurci a
      macchine a nostra volta, finendo per inaridire la capacità dell'uomo di indagare il profondo e l'arcano e rendendoci pigri spettatori/lettori di verità sintetizzate da altri.
      sorrido:)

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  4. Per chiarezza devo ribadire che non ho competenze in materia, non posso vantare titoli e nemmeno un nutrito corpo di testi a sostegno di una ricerca polarizzata in una direzione. Più semplicemente cerco di aprirmi al dialogo dal quale generalmente scaturiscono risposte, spunti e consigli di lettura. Visto che da soli non si giunge da nessuna parte, comincerei semmai da un pacato confronto fra persone non necessariamente competenti. in quanto al criterio analitico e selettivo, posso dire di averne adottato uno in seguito appunto allo scambio ' aperto' di cui ho detto. Valuto così, col vostro aiuto e partecipazione, dentro e fuori la rete, l'efficacia delle mie attuali, benché sempre transitorie, soluzioni. Fino a prova contraria, naturalmente. Attendiamo se il Sacchini replica alle precise domande che gli ho posto, però ho idea che non sia particolarmente bendisposto a proseguire il dialogo, temendo forse di essere risucchiato in un terreno dialettico a lui poco congeniale. E qui verrebbe al nodo uno dei più comuni atteggiamenti verso l'incognito, la paura dell'incognito e di tutto ciò che esula dal recinto rassicurante del 'conosciuto' , del razionale e che fomenta alle radici una visione pregiudiziale e limitativa della nostra società. Spero di sbagliarmi , ma non credo seguirà una degna replica a quei commenti sul blog di Sacchini

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  5. Vedi, gentile Anonimo, che i miei dubbi erano motivati? Leggere certi post è come ascoltare una radio in filosiddusione, perché - mi domando - se non si ha tempo o non si è in grado di sostenere una discussione su temi complessi , si producono articoli come quello del Sacchini , del quale mi consigliavi la lettura? Questi autori di blog sembra che dispensino verità non discutibili intorno alle quali non intendono confrontarsi ma solo condividere la loro idea , le loro disarticolate convinzioni. Ma chi se ne frega della condivisione! E' il confronto ciò che rende viva un'idea, non la divulgazione fine a sé. Prova a sostenere tu, se ci riesci, simili, scontate conclusioni, prova a dibattere un concetto o l'idea che i testi sacri siano inaffidabili in quanto manipolati da terzi. Ciò sottovaluta l'importanza lo stile e il principio base che muove l'intelletto di un Autore, di un letterato o, come nel nostro caso, di un evangelista. A me non resta che deplorare la pochezza di taluni criteri di utilizzo di un mezzo, duttile e importante, qual è uno spazio telematico classificato nella categoria blog. Ma perché certa gente perde tempo così, tanto per far sapere come la pensa su questioni complesse. Se non c è la disponibilità ad un confronto possibilmente e necassariamente costruttivo, a che serve il mezzo digitale?

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  6. Bè sì, è chiaro: volevo scrivere in 'filodiffusione'

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  7. Anonimo06:52:00

    Gentile Fabio,vedo che i miei dubbi erano non solo motivati, ma hanno trovato in questo scambio una piena convalida. È esattamente così: oggi la manipolazione non passa più necessariamente per la cancellazione fisica di righe dai manoscritti, ma per una subdola sintesi a senso unico che punta a creare adepti, non pensatori.Ridurre un testo sacro o un tema complesso a una "pillola digeribile'' significa, di fatto, decidere al posto del lettore cosa debba pensare. Chi accetta quella pillola non sta compiendo un atto di conoscenza, ma sta entrando in un recinto mentale, diventando parte di una tifoseria che ripete a memoria verità non proprie. È molto più comodo essere megafoni di un pensiero altrui che indagatori del proprio arcano.Come scrivevo inizialmente, questo approccio finisce per inaridire l’uomo, proprio come un’IA che ci riduce a macchine, rendendoci spettatori pigri di verità sintetizzate da altri. Se viene meno la disponibilità a un confronto autentico e costruttivo, lo spazio digitale cessa di essere un’agorà e diventa solo un amplificatore di dogmatismi, privo di quella ''scintilla'' che solo l'indagine del profondo può accendere.

    "Ma chi se ne frega della condivisione! E' il confronto ciò che rende viva un'idea, non la divulgazione fine a sé"

    Questa è una forma nuova di verità emersa ,se vogliamo dirla tutta tutto è utile ai fini dell"evoluzione ...spirituale"ci aggiungo;)

    Grazie della disponibilità.

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  8. Grazie a te, la disponibilità è soprattutto la tua! Ed ora però prova ad esprimere la tua opinione in merito al pezzo e all'autore proposto in quel blog. . Qual è il tuo pensiero rispetto la manipolazione dei testi sacri? Ritieni che questa contraffazione (Supposta) renda inefficace un testo sacro? Lo spogli, insomma, dei suoi originali significati? Così come afferma, o mostra di condividere senza contraddittorio, il Sacchini? Ma il problema che viene a galla nelle poche considerazioni del blogger è lo stesso palesato nei miei post sul film Silence, ovvero: possibile che un Dio onnipotente permetta che le parole di Gesù vengano modificate ( E quindi implicitamente si afferma, 'fraintese' )? . Nel caso del film di Scorsese l'interrogativo era simile, : possibile che un Dio buono ignori la sofferenza? Si parte dunque dall'ammissione di un Dio onnipotente separato dall'uomo, con l'implicita deduzione che Questi non sia né Dio, né tantomeno 'onnipotente'. Ma per valutare l'autenticità dello scritto è sufficiente valutare o meno se questo sia coerente con una cronaca fedele dei fatti? E' questo che si proponeva (Non certo Dio) l'evangelista? Egli voleva riportare una cronaca senza sapere che questa sarebbe stata con molta facilità alterata nel tempo? Io penso invece che l'autenticità dello scritto risieda nell'autenticità del messaggio profondo del testo , nel riconoscere quindi la chiave simbolica dei personaggi, cioè nell'insegnamento e perciò, che Gesù si sia adirato o meno, non conta poi tanto. Conta il gesto simbolico del convertire lo stato di un sofferente, non per compassione ma perché semmai, la sua sofferenza riguardava anche la propria sofferenza, per il fatto che egli era al contempo Dio e umanità, Spirito e Materia e quindi, in sintesi, significa che Le due entità apparentemente inconciliabili debbono viceversa ritrovarsi in modo che la materia/il corpo corrotto dal male accetti lo Spirito e si renda garante e rappresentante del vero senso della Vita che non è solo corpo o solo Spirito, ma entrambe le cose indissolubilmente vincolate fra loro. . L'adirarsi comporta pertanto, l'esplicitazione di un segno di rifiuto per la materia priva di spirito e quindi soggetta alla corruzione/malattia, qualità non conforme agli insegnamenti e pertanto l'eventuale 'sgridata' rappresenterebbe in definitiva una forma di presa in carico del problema, non dissimile dalla compassione, entrambe perfettamente compatibili in una rappresentazione di questo tipo. Certo la descrizione di un determinato approccio , quello compassionevole, potrebbe essere stata orientata per promuovere un certo tipo di atteggiamento (caritatevole, si è detto) o di immagine buonista, tuttavia il concetto di fondo non è moralistico , ma è l'identificazione del Gesù con il malato , in quanto entrambi appartenenti al Dio Tutto, e pertanto la guarigione andrebbe intesa come ri-equilibramento di uno stato alterato dalla materia/corpo che si è allontanato dallo spirito. 'Guarisci', infatti pare un'esortazione. Come dire: Obbedisci, ravvediti, riprendi il pieno del tuo essere che fa parte del Creato , abbandona l'idea che il tuo corpo sia cosa diversa da Dio e dal Tutto. E questo preciso insegnamento lo ritroviamo pari pari, non solo nei vangeli canonici, ma in tutti i trenta i Vangeli ritrovati ad oggi.

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    1. Anonimo21:32:00

      Caro Fabio, provo a rispondere per punti alle tue sollecitazioni.Il mio parere sul blog e sull’autore si lega direttamente al tema del ''silenzio di Dio'': siamo dotati di libero arbitrio e ognuno comunica dalla dimensione in cui si sente rappresentato. Il limite di certi approcci è forse proprio nel recinto razionale che si auto-impongono.

      Sulla contraffazione dei testi, credo che non ne annulli l’efficacia. Ciò che è scritto è un messaggio già impresso nella nostra parte più autentica e spirituale; è lì che risuona, oltre la lettera.

      Spesso l’onnipotenza di Dio, come noi la pretendiamo, è più una nostra interpretazione che una rivelazione del mistero stesso.

      Riguardo al tuo esempio sul Gesù che ''si adira'' o ''sgrida'' il malato, concordo: l'autenticità non è nella cronaca del gesto, ma nel suo valore simbolico. Se la guarigione è un riequilibrio tra spirito e materia, allora l'ira è solo il rifiuto di una materia che ha dimenticato la sua origine divina.In definitiva, non credo che la mancata fedeltà ai fatti storici inquini il messaggio evangelico. Al contrario, penso che l'ossessione per la cronaca sia spesso un appiglio per chi, per poca fede, cerca scuse per non credere o non lasciar credere.

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    2. Anonimo14:19:00

      Caro Fabio,provo a spingere la riflessione un passo oltre,stando anche a quanto letto sul blog da me riportato:

      "In genere siamo abituati a pensare, e lo pensavo anch'io prima di leggere libri come questo, che i testi ufficiali CEI siano le riproduzioni fedeli di quanto detto e fatto da Gesù durante la sua epopea terrena (lo stesso identico discorso vale per l'antico testamento). Non è cosi. E a dire il vero non servirebbe neppure leggere libri del genere per rendersene conto, sarebbe sufficiente vedere le macroscopiche differenze ad esempio tra i quattro vangeli canonici".

      Peccato la discussione si sposti qui in mancanza di un'apertura al confronto e se la discrepanza stessa tra i testi non fosse essa stessa una manifestazione del libero arbitrio.

      Un testo matematicamente perfetto, privo di crepe o contraddizioni, sarebbe una verità coercitiva, un’imposizione logica che non lascerebbe spazio alla scelta. Invece, quelle incongruenze creano un vuoto, una soglia che non può essere attraversata con la sola ragione, ma richiede un atto di volontà e di fiducia.Forse l’uomo moderno non ha tanto paura della frammentazione della verità, quanto di ciò che essa rivela. È possibile che molti si rispecchino spiritualmente in un frammento di quel messaggio, sentendone la vicinanza e l'autenticità, ma che poi la loro mente lo respinga.La mente, infatti, usa spesso l’incoerenza filologica o storica come un meccanismo di difesa, un appiglio razionale per non capitolare di fronte a una verità che, se accolta, richiederebbe un cambiamento profondo. È più comodo dichiarare il testo "poco attendibile" che ammettere di essere stati toccati nel profondo da qualcosa che non sappiamo controllare. In questo senso, l'ossessione per la cronaca non è che uno scudo contro l'inquietudine dello spirito.

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  9. Ne riprendo uno , in particolare, non perché sia il più urgente nell'economia del discorso, ma più che altro perché sollecita l'intervento di un lettore che, via mail, mi invita a leggere un articolo sull' Avvenire del 19 Aprile (Domenica), a firma di Giovanni Scarafile; il giornalista si sofferma su un punto attinente alla tua frase sul 'testo matematicamente perfetto'. Un testo matematicamente perfetto, mi sembra di aver compreso, ricalca i limiti di un dialogo fra persone linearmente e interamente d'accordo sullo sviluppo e sui significati dell'oggetto dibattuto. Prima di sottoporvi le mie considerazioni, attendo qualche giorno cosicché tutti possano prender visione dell'articolo in questione. Se ne riparla , dunque, a breve.
    buona lettura.

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  10. il primo commento lo devo postare a nome di un lettore che (Chiameremo X per far eventuale riferimento alle sue chiose), pur non potendo interagire in tempo reale col blog, mi invia tramite posta elettronica, le seguenti considerazioni:
    ...Per me, nell'articolo che ti ho inviato, è centrale la considerazione che "La frattura del dialogo, in questa luce, non è soltanto un limite: è il punto in cui la storia si scopre esposta a qualcosa che non ha prodotto e che pure l'attraversa." Potrei interpretare il senso della frase come un'incapacità della scienza di descrivere con le sue leggi quel qualcosa che però esiste, ma che pare essere molto importante. Allora, ci sta bene questo pensiero «L’abisso» che separa la «fede di Gerusalemme» dal «sapere di Atene», non può in alcun modo essere annullato, se non tradendo il contenuto autentico della rivelazione biblica. Infatti «la fede abroga il sapere», e la Rivelazione costituisce «il fallimento della sapienza greca».


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  11. Contestualizzo . Così nell'articolo proposto da X:
    È il momento storico in cui l’insufficienza del dialogo diventa pienamente visibile – e in cui tale visibilità, anziché chiudere ogni possibilità,ne apre una inedita. Là dove il dialogo trova il suo limite si produce una soglia. La logica dominante lo legge come fallimento.Ma proprio nel punto in cui il dialogo non riesce più a sostenersi potrebbe dischiudersi qualcosa che il dialogo stesso non avrebbe mai potuto generare.
    - E poi ancora:: Hans Urs von Balthasar, nella sua riflessione teodrammatica, porta questo pensiero alle sue conseguenze ultime. Nei dialoghi evangelici egli riconosce una struttura attraversata da scarti, incomprensioni, sospensioni – un dialogo che sul piano pura-
    mente umano non giunge mai a compimento. La rottura della comunicazione nella Passione non rappresenta un esito negativo: è il luogo in cui il Verbo «è penetrato nella prigione più profonda e segreta dell’avversario, così che dal silenzio di ferro della morte possa scaturire una nuova sorgente di dialogo.
    - Ed infne:
    Se la riflessione di von Balthasar coglie nel segno, la filosofia della storia non può pensarsi come esclusivamente intramondana. Deve concepirsi come strutturalmente aperta alla possibilità di un proprio superamento: non nel senso di un abbandono, ma di un’esposizione a ciò che la oltrepassa e tuttavia ne orienta il movimento dall’interno.

    Si potrebbe parlare, per dare un nome a que-

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  12. continua -
    sta condizione, di echofania – dal greco echó, eco, e phaínesthai, manifestarsi: non l’apparizione diretta di un senso ulteriore, ma la sua risonanza entro le forme storiche che lo ospitano senza poterlo contenere. La frattura del dialogo, in questa luce, non è soltanto un limite: è il punto in cui la storia si scopre esposta a qualcosa che non ha prodotto e che pure la attraversa.

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  13. Riprendo il filo per facilitare il lettore:
    Insomma, per von Balthasar, e per il giornalista che ha prodotto l'articolo de L'Avvenire, la frattura del dialogo fra il Christos e l'umanità non si interrompe con la morte del primo, ma pare dar luogo a una 'risonanza' che si amplifica nella storia col silenzio. Un silenzio molto eloquente - aggiungerei -. Da qui il pensiero ripreso e apprezzato da X, secondo il quale lo stesso criterio si può applicare anche al dialogo/non-dialogo che attraversa la storia, che poi sarebbe quello fra la 'sapienza' di Gerusalemme e quella di Atene (considerata stoltezza secondo le lettere di S.Paolo ai corinzi), che - se non vado errando - sarebbe da intendersi come l'incomunicabilità fra la Fede e la Ragione (greco-illuminista). Questo non - confronto storico, e quindi il limite del dialogo fra credenti e moderni sapienti nati dalle costola del razionalismo greco (da Talete in avanti, passando poi per Democrito, Eratostene, Ipparco, tutti abili misuratori), pare tuttavia, al contrario di quanto sosteneva von Balthasar, non aver lasciato nulla di costruttivo. Non so se ho reso bene il senso delle parentesi aperte da X.

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  14. Anonimo06:20:00

    @Fabio

    Tutte queste colte riflessioni confermano un fatto semplice: la perfezione è muta, mentre l’imperfezione parla.

    Se i testi fossero "matematicamente perfetti", non ci servirebbe l’anima per leggerli, basterebbe una calcolatrice.

    Citando Scarafile e Von Balthasar, hai mostrato come l’interruzione del dialogo e il silenzio siano soglie necessarie. Se il dialogo umano "non giunge mai a compimento", la nostra pretesa di avere testi logici non è altro che il desiderio di essere noi i registi della Rivelazione. L’ossessione per la logica è spesso solo un modo per "addomesticare" il divino, riducendolo a qualcosa che possiamo tenere sotto controllo. Ma un Dio comprensibile fino in fondo sarebbe solo un nostro simulacro.

    Tu vedi un vicolo cieco tra la sapienza di Atene e quella di Gerusalemme; io invece ci vedo l’unica porta aperta. La scienza misura le pareti della nostra stanza, ma sono proprio le crepe nel racconto a farci da finestra verso l’infinito. In fondo, la tua analisi intellettuale e la mia intuizione spirituale dicono la stessa cosa: la verità ha bisogno di spazio per respirare, non di perfezione.

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  15. Ora ti vedo, Anonimo, e mi sento in dovere di aggiungere necessari distinguo e precisazioni, dacché - bada bene - non ho voluto commentare gli autori citati, ma solo il gestore Sacchini, a mio dire, poco partecipativo di pensieri e pareri prima strombazzati nel suo blog poi abbandonati. Eppure a me sembrano questioni densamente discutibili. Anche i pensieri su Gerusalemme e Atene non sono miei ma di X, e non posso dire di essere sulla sua linea analitica. Anch'io vedo in quella contrapposizione, così ben argomentata nella lettera di S.Paolo ai corinzi, una finestra aperta, infatti ho ritenuto opportuno specificare: '"..da Talete, in avanti.". Sappiamo però che il pensiero filosofico, logico razionale e religioso (nel senso arcaico di questo termine (religere= mettere insieme), così ben sviluppato, ma ai giorni nostri pericolosamente disarticolato nei suoi principi base,, ha origini ben più remote e che , al contrario di quanto si fa al giorno d'oggi, in tempi assai lontani non si separavano così nettamente gli stessi ambiti. Ciò che noi vediamo distinto in discipline diverse, un tempo era considerato unito ; religione, sapere e pensiero filosofico viaggiavano infatti sullo stesso binario e, rispetto a ciò, ritengo che la nostra epoca abbia apportato soprattutto seri problemi a cogliere in più profondo significato di tali testi ed, in definitiva, a comprendere le modalità con cui gli antichi sapienti si apportavano al patrimonio della tradizione, che già ai tempi di Platone e Aristotele si qualificava come tale cioè come arcaica (Arché= delle origini) e ci si poneva nell'ottica di restaurarlo, cioè di riprenderlo nella sua forma più autentica per rimettere a posto ciò che già allora, aveva subito particolari e fuorvianti contaminazioni.
    Ma prima di tutto inviterei a una riflessione su quanto X diceva appunto su queste due angolazioni dell'indagine sulla realtà e sul mondo, indagate rispetttivamente da una prospettiva fideistica e razionalistica. Interessante valutare il pensiero di Platone (per me risolutivo nel mito della Caverna') rispetto alla nostra disamina.

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    1. Anonimo09:46:00

      Chiedo scusa Fabio , effettivamente rileggendomi ho compreso benissimo il tuo doveroso distinguo e la precisazione .Ne ho preso atto e ti ringrazio.

      Capisco e conosco perfettamente quel senso di " frustrazione" verso chi lancia il sasso e poi ritira la mano, lasciando il dialogo a metà proprio nel memomento in cui qualcuno può apportare un arricchimento non necessariamente in linea con la personale visione ,dal momento che le questioni sono "densamente discutibili", come dici tu, allora meritano che ci si "sporchi le mani" fino in fondo, senza abbandonare il campo.

      Mi fa piacere che anche tu veda una "finestra aperta" dove X vede una frattura. Il punto è proprio questo: gli antichi (da Talete a Platone) non separavano il sapere, perché sentivano che la verità è una sola. Noi oggi abbiamo fatto a pezzi quella verità per poterla studiare meglio, ma così abbiamo perso il senso dell'insieme.Citando il Mito della Caverna, tocchi il punto centrale: noi spesso ci accontentiamo di studiare le ombre sul muro (i testi, la logica, le definizioni) perché ci danno sicurezza. Ma le ombre sono proprio quelle "perfezioni matematiche" di cui parlavamo: sembrano chiare, ma non sono la realtà. La Verità è la luce che sta fuori, quella che abbaglia e che non si può né misurare né "restaurare" a tavolino.Forse il vero problema oggi non è la mancanza di strumenti, ma la paura di voltarsi verso la luce e scoprire che non siamo noi i registi della scena.

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