arte e ordine anarchico
anarchia delle stelle e anarchia degli uomini
domenica 1 febbraio 2026
"Questo film non servirà a convertirsi, però almeno è bello e persino ben recitato (La Repubblica)"
venerdì 9 gennaio 2026
Silence, cartina al tornasole del livello culturale in cui ristagna la critica cinematografica italiana
Abbiamo cominciato questa nostra 'critica alla critica', o più esattamente ai critici, ponendo in risalto un articolo della rivista Pangea, un notiziario on-line che si definisce 'avventuriero' , e qui non possiamo davvero dar loro torto. Non a caso questo post segue un nostro precedente lavoro interamente ispirato alla prassi letteraria degli autori evangelici. Il nostro intervento, forse a gamba tesa, pone in chiaro un fatto preciso : l'opera di Martin Scorsese, affronta e sviluppa un tema che il regista deve aver tratto dalla lettura e, non scontata comprensione, di specifici passi dei Vangeli; passi che non possono essere considerati altro che insegnamenti espressi attraverso il linguaggio simbolico del mito, ma che nei circoli intellettuali , data l'incapacità di coglierne il vero e unico senso, si continua a voler addobbare con ampollose interpretazioni autografate.
rivista avventuriera di cultura & idee
L'Editoriale del 07 Ottobre 2019
La storia di Ferreira è raccontata nella Istoria della Compagnia di Gesù di Daniello Bartoli, edita in sei volumi tra 1650 e 1673. Il volume su Il Giappone, che racconta il successo e il disastro della missione evangelizzatrice, suppone il tardivo ritorno alla religione originaria di Ferreira, che sarebbe morto martire. La fonte di Silence, in ogni caso, è il romanzo dello scrittore giapponese cattolico – semplificato come “il Graham Greene giapponese” – Shūsaku Endō (1923-1996), Silenzio, edito in origine, in Italia, da Rusconi, ora da Corbaccio. Il romanzo racconta la pericolosa impresa di due giovani gesuiti (interpretati nel film di Scorsese da Andrew Garfield e dal bravissimo Adam Driver) che sbarcano nel Giappone in cui i cristiani vengono traumatizzati da torture per capire se Ferreira (Liam Neeson nel film) abbia davvero abiurato. Endō è uno scrittore autentico – Silenzio è romanzo pieno di raffinatezze stilistiche, il resoconto di una religione che vegeta nella sconfitta – di cui resta, nel catalogo editoriale odierno, la Vita di Gesù (per Queriniana), Il samurai (per Luni), Il giapponese di Varsavia (per Edb). Persi per strada – e andrebbero recuperati – i romanzi Vulcano e Scandalo, già editi da Rusconi.
Beh, il film di Scorsese è lento, ha una fotografia magnifica (di Rodrigo Prieto, lo stesso di The Irishman), è pieno di momenti memorabili. Certo, la trama è smilza, i sconfitti sono meno efficaci dei mafiosi d’America, le immagini del martirio sono atroci. Soprattutto, è il messaggio a scandalizzare: il cristianesimo è autentico quando soffre, quando è una religione di ribelli; il cristianesimo si tradisce in San Pietro, si traduce in verità vergine nelle catacombe, nel nascondimento, nel rischio. Il cristianesimo c’è quando per viverlo rischi la vita. D’altronde, nasce in contrasto alla religione del Tempio.
Detto fuorilegge dopo un iniziale, improvviso successo – per lo più tra contadini e umiliati – il cristianesimo in Giappone è disintegrato da due momenti: l’uccisione, crocefissi, di ventisei cattolici, tra cui sei francescani e tre gesuiti, il 5 febbraio 1597, i cosiddetti “ventisei martiri”; la “rivolta di Shimabara”, in cui i cattolici in massa, guidati dal Ronin diciassettenne Amakusa Shirō, “Il Messia giapponese”, secondo l’intuizione di Ivan Morris (più che altro, una specie di nipponica Giovanna d’Arco in veste di samurai), furono letteralmente spazzati, rifugiati nel castello di Hara, nel 1638, dall’esercito Tokugawa che ne sterminò 27mila circa. “Nonostante la sua storia violenza, il Giappone non aveva una tradizione di persecuzioni o di martirio religioso… Soltanto verso la fine del XVI secolo, quando la diffusione del cristianesimo portò il governo alla decisione di sopprimere questa credenza straniera e sovvertiva, le persecuzioni su larga scala e il martirio fecero la loro lugubre comparsa” (Ivan Morris, La nobiltà della sconfitta). Nelle persecuzioni furono complici i kapò buddisti.
Da allora nascono i kakure kirishitan, i “cristiani nascosti”: giapponesi che praticano un cristianesimo inteso nell’interiorità, celato, pur frequentando i riti ufficiali, shinto o buddisti. I loro simboli – l’icona della Vergine Maria, ad esempio – sono contraffatti (le statue sono impressionanti: la Madre di Gesù è adornata come il Kannon buddista). Spesso, non ci sono sacerdoti a celebrare il rito, i cristiani fanno tempio nel loro corpo, un vescovato mistico. Si può stare in Dio se si è totalmente soli, senza conforto, in balia del male? In fondo: chi tradisce davvero, chi è l’autentico apostata? Il cristianesimo non è una religione di forme, si aliena al formalismo ebraico. Non è religione di ‘divise’. La tradizione orientale, d’altronde (il taoismo; ma pure Eraclito), insegna che il vero non è la verità apparente (detta con un micidiale aforisma dal Daodejing: “la verità è il suo contrario”). Negli stessi anni in cui Ferreira si fa monaco zen, nel 1666, il mistico ebreo Sabbatai Zevi, ritenuto da molti il Messia, abiura la sua fede davanti al sultano Mehmed IV, rifiuta l’ebraismo convertendosi all’Islam. La sua scelta provoca una lacerazione profonda nell’ebraismo – la storia di Šabbetay Sevi. Il Messia mistico è oggetto dello studio più importante di Gershom Scholem, edito da Einaudi nel 2001. Lo scandalo coincide con “la dottrina sabbatiana della necessità dell’apostasia del messia”. Insomma, il culmine mistico della fede sarebbe abiurarla, convertirsi a un’altra religione, praticare di nascosto. “Egli dovette agire così a causa dei peccati di Israele, e il suo destino era simile a quello di Ester, che dovette mangiare cibo proibito… I nostri nemici lo vedranno e saranno svergognati”, scrive Nathan di Gaza, il ‘profeta’ di Sabbatai, in una lettera esortativa che cerca di spiegare l’abiura come gesto mistico. I cristiani giapponesi, di fronte ai gesti di Ferreira, agiscono nello stesso modo: la Bibbia, in effetti, offre qualche appiglio (la cattività di Israele in Egitto e a Babilonia; il tradimento di Pietro, l’episodio di Getsemani, l’urlo di Gesù in Croce, dell’abbandonato). Siamo, davvero, nel lato oscuro della fede, nel nero, nel nulla. Scorsese è riuscito a penetrare in questo annientamento – dove tutti cadono, c’è chi trova una fermezza più vasta e nell’abbandono scova la fragilità di Dio. (d.b.)
- fine articolo .
"Il film investiga il lato oscuro della fede.
La Fede, o parte di essa, sarebbe quindi un' entità sinistramente 'oscura', secondo i 'competenti' recensori/influencers della rivista Pangea. Ma pensa un po' . . . Appare invece più che ovvio come l' 'oscuro' derivi altresì, dall'uso strumentale che s'è voluto fare della fede in tutto il corso della storia. Ed è questo il tema proposto da Scorsese, nonché l'unico significato possibile del nostro raccontino del cavaliere, del santo e della puttana. Il principio della trasmissione della fede è dunque l'aspetto apparentemente contraddittorio che più ha intrigato ed evidentemente coinvolto il regista americano.
A questo punto, proseguendo nella lettura della recensione, può sembrare che si voglia rendere pervio alla mente del lettore comune il principio di ’abiura come mistica. Tuttavia l'abiura come declinazione di una originale forma di mistica non c'entra nulla col film. L'abiura - per come abbiamo letto l'opera cinematografica - non è altro che la manifestazione della vocazione umana alla corruzione e alla perdita dell'integrità morale (La prostituta è, ad esempio, il simbolo per eccellenza della corruzione in quanto ella pratica la corruzione della carne, non a caso in antichi testi ebraici del VT, l'integrità del popolo di Israele deportato viene relazionata alla corruzione morale degli invasori. Da qui il significato di 'Babilonia meretrice'. ) Ok, ok. Fin qui ci siamo: ma che cacchio c'entra tutto ciò con la mistica? Proviamo ad argomentare. Con l'esercizio dell'abiura lo spirito non si eleva di certo verso l'alto , ma casomai è attraverso la fragilità umana (il tradimento, la corruzione, ossia l'abiura propriamente detta) che la trasmissione del messaggio può spingersi oltre i propri limiti temporali e generazionali. Balza all'occhio quale possa esser stato il significato conferito dagli evangelisti al ruolo di Pietro, primo Pontefice (=Ponte) in carica della 'storia cristiana'. E' chiaro adesso quale possa esser stata la sola accezione da attribuire alla sua figura mitica e mistica, nella logica comunicativa necessaria alla lieta novella ( Euangelion ) per superare l'ostacolo del tempo. A noi sembra cosa ovvia.
E veniamo adesso all' "inganno come liturgia. Questa stronzata, invece, nemmeno la commentiamo tanto ci sembra stupida! Archiviata la pratica scarrelliamo ancora in avanti nella lettura integrale del mirabile pezzo d'autore.
"Il cristianesimo c’è quando per viverlo rischi la vita." Ed eccoci qua ad indignarci ancora per una nuova, quanto prevedibile, corbelleria o, meglio, per il consueto paradosso a doppio taglio inserito sub-liminalmente. Non è affatto vero che il cristianesimo langue dove manca qualcuno che rischi la vita. Forse il recensore voleva dire che ' il cristianesimo manca dove nessuno dedica la vita a qualcosa di importante, al prossimo per esempio. Parole dubbie? Forse, se il Cristo può definirsi un tipo ' su cui dubitare' . Mi sfugge insomma il passo evangelico che riprende l'illuminata conclusione dell'influencer, pardon, volevo dire del 'critico'. Vuoi vedere che il passo così solennemente riportato non esiste in alcuna forma se non nella testa dell'articolista? Qui siamo nei meandri più tetri dell'ignoranza umana, altro che storie! I Vangeli dicono invece ben altro, ovvero: dedichi la vita al prossimo che sta peggio di te! Questo è il principio. E il film di Scorsese amplifica difatti questo concetto pregnante, tant'è vero che chi muore, cioè chi si fa ammazzare per un ideale, porta con sé anche il messaggio. Il vigliaccone (immagine a forte impatto simbolico, a nostro avviso) che calpestava l'immagine sacra infatti, in privato, teneva in memoria per i discendenti ciò che in pubblico rinnegava. Pietro poi, mica ha fatto cose tanto diverse. Proprio lui, il Santo Patriarca ma anche quel gran pezzo di carognone che è parso a tutti il più emotivo, violento e sbalestrato della combriccola apostolica.
"Il cristianesimo non è una religione di forme, si aliena al formalismo ebraico. Non è religione di ‘divise'
"La tradizione orientale, d’altronde (il taoismo; ma pure Eraclito), insegna che il vero non è la verità apparente."
Il Vero insomma non sarebbe ciò che appare. Bel motto, bello davvero! E il Christos allora? Non c'eravamo accorti fosse diverso da quanto andasse mostrando in giro. Insomma, più si va avanti nella lettura più sembra che questi scaltri parolai non abbiano capito una benemerita mazza! Gli allunghiamo qualche dritta: é stata la contaminazione culturale ideologica, rigorosamente applicata nei secoli, a modificare i significati degli insegnamenti, quelli sono sempre stati là, belli chiari proprio come appaiono, e come infatti li aveva proposti anche Lao Tse (Taoismo). Non vi sembra?
Ed in realtà , perfino Eraclito non intende affatto sostenere che 'la verità sia cosa diversa da quanto appare'. Il concetto è più profondo, dacché esiste la contaminazione. Lo scrive anche PLatone (Altro sostenitore e custode, come Eraclito di Efeso, dei significati dell'Antica Tradizione, che già a suoi tempi cominciava ad essere dimenticata.) che non bisogna fermarsi all'apparenza (mica bisogna negarla per partito preso), ma prima bisogna appurare come, e se, essa sia stata manipolata (Proprio come è stato manipolato il suo mito più celebre, quello 'della Caverna, il cui significato viene 'tradotto' come : dubitate dell'apparenza, oppure : l'abito non fa il monaco, e via discorrendo. . . . Insomma oggi si riduce Platone a un comune moralizzatore da presbiterio .
Anche perché la Verità non solo si manifesta sempre e indubitabilmente nella sua unica forma, ma non può essere confusa se colta attraverso il più alto livello di Conoscenza (Il nous platonico). Eraclito, semmai - in relazione al motto correttamente riportato nell'articolo - indica che la Verità è il Tutto, quindi è allo stesso tempo tutto e il contrario di tutto ; un principio in totale accordo con le religioni orientali e - a noi pare - perfino con la scuola 'Advaita-Vedanta', custode della più lontana tradizione induista. Allora è evidente, per chi conosce determinati argomenti, che la Verità essendo il 'Tutto' ingloba anche il suo contrario (il non-tutto) e questo la pone fuori da una visione razionale, come vorrebbero certi testoni. Se però la frase viene inserita a completamento di un articolo che sostiene reiteratamente un diverso concetto e, soprattutto, affronta le cose con le categorie di un approccio scientifico recente, tradisce la prospettiva d'insieme tipica dell'uomo moderno, si infanga in un pantano relativistico, collocandosi assai lontano dalla purezza della visione arcaica delle cose sacre; allora ecco che dalla mescola di corrette citazioni e arbitrarie interpretazioni, possono saltar fuori una serie di grandi e inutili sciocchezze.
Se quindi i critici di mestiere non si dimostrano affidabili, a chi dobbiamo rivolgerci per capire cosa vuol dirci Scorsese?
E' probabile che questo acuto autore si concentri su un profilo del tutto marginalizzato dalla critica, ma anche dalle più frequenti analisi e approssimazioni teologiche. Ci sarebbe piaciuto sottoporre la nostra storiella allegorica (Quella del post precedente) alla sua attenzione per poi chiedergli l'attinenza col significato del suo lavoro, domandargli cioè di tentare un giudizio o un confronto con le parole spese sui rotocalchi da parte dei riconosciuti professionisti della stampa digitalizzata o meno. La nostra invisibilità, purtroppo, non ci darà mai modo di ricevere una risposta autentica.
Se però qualcuno dubitasse della competenza dell'editore di Pangea ecco a voi bella pronta, già nel prossimo appuntamento su questo blog (A&OA), una recensione tratta dal quotidiano La Repubblica.
Nell'ultimo e terzo post di questa serie, vedremo infine come l'IA (Italianizzazione dell'odioso acronimo anglosassone) sappia deliziare i palati più fini con le sue impagabili spiegazioni, non senza privarci del colpo di scena finale, che, come nelle migliori trame romanzate, viene servito all'ultimo, proprio nella riga di chiusura della piccola e decisiva rassegna selezionata dalla IA . Una chicca insomma, interamente fruibile sulla rete, una roba da far sbellicare di risate anche il vecchio monaco (Jorge da Burgos, detto 'il venerabile Jorge') del pluripremiato romanzo dell' Umbertone nazionale.
martedì 30 dicembre 2025
Dolci riflessioni di fine anno (Omaggio a Trilussa)
L' anno si avvia alle sue battute finali e qualcuno si ostina a gufare che potrebbe esser l’ultimo per l’umanità, o l’ultimo che l’ 'occidente civilizzato' potrà annunciare attraverso la stupidità dei suoi sfacciati umori, delle sue manie di grandezza e della fredda ingratitudine per quel ‘resto del mondo’ che i suoi ridicoli festini e i suoi lugubri banchetti hanno contribuito ad affamare. Centinaia, migliaia, forse milioni di chilometri di sfavillanti lucine verranno attorcigliate sugli avveniristici tetti della baia di Sydney e fino alla cima dell’orrido traliccio parigino. Distese oceaniche di bevande e bollicine torneranno nei mari attraverso gli orinatoi delle metropoli, formidabili addobbi e cascate di fuochi pirotecnici verranno sparati nel culo vaporoso del cielo invernale per magnificare ancora una volta il miracolo del consumo e del benessere, con l’uomo nero a far da agnello sacrificale nell’ eterno tributo a mammona, nume supremo fra i cripto-numi di Wall-Street. Ma a farla da padrona ancora una volta in quest’ennesimo, inutile, smargiasso S. Silvestro, sarà l’indifferenza sugli scempi, sarà l’augurio impudico e mai ammesso che ve ne siano ancora e sempre di nuovi, di più redditizi.
Se poi, come si dice 'Sta cagnara di sberleffi e panettoni fosse l'ultima davvero , ben poco avrà da preoccuparsi il mondo intero, non quello dei padroni, sia ben chiaro, ma quello vero . L'auspicio più toccante in simili occasioni è che l’empio affoghi fra i miasmi di fumanti deiezioni, appena il dì appresso a quello della festa e nelle tasche piene neanche un’Alka-Seltzer per il mal di testa.
Ma guarda un po' , mi è toccato concludere in rima baciata.
mercoledì 24 dicembre 2025
lunedì 10 novembre 2025
Il Messaggio
Il cavaliere, il santo e . . .
Il re era in compagnia di una prostituta, non una prescelta di corte (D'altronde quelle se l'erano filata via alla svelta non appena le cose, sul campo di battaglia, avevano cominciato a prendere una piega sfavorevole) ma solo una delle tante che offrivano i propri servigi ai diseredati del borgo, nulla più che un sollievo corporale, un’ultima concessione alle carni, per lenire il dolore di un animo turbato dall’imminenza della tragedia: l’esercito dei barbari aveva bivaccato davanti alle mura della città, il tempo concesso dall'ultimatum era agli sgoccioli e, all’alba, il feroce generale nonché suo acerrimo rivale, avrebbe sferrato l’attacco decisivo al castello. Data la differenza delle forze in campo, il suo regno e la sua regale autorità sarebbero stati spazzati via nel tempo di un amen. Egli non era certo atterrito dalla fama dei barbari, dalla loro crudeltà o dal cinismo del loro sovrano, ciò che lo angustiava era invece la preoccupazione di non riuscire a inviare un messaggio ai governanti che l’avevano appoggiato nella campagna militare contro lo spregevole Signore delle steppe. Il messaggio conteneva informazioni risolutive per l’esito della guerra e decisive per la sopravvivenza della civiltà di cui, la Lega dei Regni Liberi, aveva preso le difese. Quel preciso messaggio non poteva trasportarlo lui, vittima designata dei carnefici stranieri, e così rimase incerto sul da farsi, ovvero, se affidare le preziose informazioni a un generale fra i più fedeli, o a un santo. Chi di loro sarebbe sopravvissuto alla furia dell’esercito nemico? Chiese alla prostituta di convocarli, convinto che, parlando con loro, avrebbe dissipato ogni dubbio. Il nobile cavaliere fece il suo ingresso per primo nella sala regale, spoglia e umida. Il re conferì con lui, era un uomo coraggioso ed integerrimo, non avrebbe mai ceduto il passo ai militi avversari a costo della vita. ‘Costui finirà per ‘suicidarsi’ sulle lance dell’invasore, il messaggio non avrà modo di uscire dalle mura'. – Pensò il re e decise di non affidargli l’incarico. Subito dopo si presentò il santo.
Il re lo interrogò come aveva fatto col graduato di sua fiducia, appena poco prima, tuttavia le risposte del santo, animate da mistico ardore, lo dissuasero dal consegnargli il prezioso messaggio e con esso ogni speranza di salvezza dei regni della Lega, i quali, senza la possibilità di coordinarsi fra loro , sarebbero stati annientati in fretta, uno dopo l'altro, date le poche probabilità di successo. Il re si soffermò ancora sulla figura del santo che attendeva l'esito della sua scelta. Lo scrutò con stima per quel suo portamento fiero e per luce che traspariva dagli occhi color turchese, e non poté far a meno di ragionare ancora sulla possibilità di affidargli il delicato incarico.
- 'Quest’ uomo di fede è mosso da ideali incorruttibili. Egli è il difensore dei valori, ce l’ha scritto in fronte. I barbari gliela recideranno dal collo ancor prima di sentirlo pronunciare una sola parola. La sua purezza e la sua saggezza gli procureranno una fine rapida e con lui perirà anche la speranza di salvezza della nostra amata civiltà.' – Disse sconsolato alla prostituta con cui aveva trascorso la notte. Poi guardò i suoi occhi neri come l’ossidiana e invitanti come una coppa di vino novello, ne colse la leggerezza di spirito e di costumi, in un istante comprese l’unica cosa da fare e affidò il messaggio alla sua memoria.
domenica 2 novembre 2025
lunedì 13 ottobre 2025
Le Sette chiese (Post completo con aggiunta della seconda parte)
Piccola prefazione, con riferimento a precedenti contributi dei lettori.
Post aggiornato il 23 08 2025
Da più parti mi si chiede di riprendere il discorso sull'Apocalisse, rimasto in sospeso, proprio come l'insoddisfazione di alcuni lettori che, forse, si aspettavano una soluzione facilmente raggiungibile. Purtroppo siamo ancora alle premesse che comunque pubblico a favore di quei pochi che non beneficiano del dono della pazienza. L'avevo detto: l'Apocalisse è un osso duro!
Per quanto posso ricordare nell' Apocalisse vi sono troppi simboli, difficilissimo quindi ricondurli a precisi schemi cosmici. Con qualcuno può funzionare, ma che dire delle cavallette , o dei terribili scorpioni che portano inaudite sofferenze all'umanità? E poi c'è quel dannatissimo seicentosessantasei. 
Credo che tutti abbiano fallito nel nel proposito di fornire una spiegazione convincente. Insomma, si è tentato di tutto e, sotto il profilo delle rappresentazioni astrali, mi è sembrato che l'impegno si sia rivelato anche più duro del previsto. Comunque l'argomento è troppo vasto per risolverlo in poco spazio e poco tempo, e poi ci sono i sigilli, le trombe etc. etc. Un bel casino! Occorre però cercare di fare chiarezza con l'impianto simbolico Nella settima parte del libro di Daniele, da noi pubblicata qui , si fa cenno all'Apocalisse e, in particolar modo, ai 'sette tempi'. L'analogia coi sette sigilli e le sette trombe, balza all'occhio. Occorre riflettere bene su questi elementi. I sigilli potrebbero indicare la fine, la chiusura di un' epoca, così come Daniele doveva porre dei sigilli ai peccati commessi dal suo popolo. Non a caso i sigilli sono sette come le epoche della dannazione e del peccato commesse dall'umanità dopo l'armonia dell'Età dell'Oro. Invito ad un'attenta analisi riguardo questa soluzione: forse può rappresentare un primo tassello del complicato enigma del libro dell'Apocalisse. Rispetto a quanto detto precedentemente aggiungerei che i primi passi del libro non trattano numeri, a parte il sette (Le stelle, le chiese, i sigilli e le trombe), benché il Cristo vestito di una tunica, pare somigliare, per caratteristiche delineate dall'autore, al gigante del sogno di Nabucco (Libro di Daniele). In questi nostri articoli, non so se qualcuno lo ricorda, generalmente quando si parla di drappeggi , tuniche o veli, si è fatto riferimento a rappresentazioni di cicli temporali. Il Vivente che si definisce 'alfa e omega', a mio avviso potrebbe indicare l'estensione temporale dei famosi sette tempi scanditi rispettivamente dall'età dell'Argento (Capelli bianchi come 'neve' recita il versetto Ap 1, 14 e anche qui la nostra idea dell'età dell'Argento vista come epoca delle glaciazioni , pare delineare un significato preciso), del Fuoco (Terra combusta provocata dalla scansione stagionale rappresentata dagli occhi fiammeggianti) e del Bronzo, elementi che compaiono nel Vivente della Rivelazione finale. Sono i tempi compresi fra l'età dell'oro (Rappresentata dalla cintola d'oro stretta in vita del Cristo, come a tenere insieme i sette cicli temporali durante i quali l'umanità si è degradata per demeriti propri) e i flagelli apocalittici
Da un commento di GBC (Giovanni) del dicembre del 2023: In pratica sono i tempi del semi ciclo precessionale in cui l'umanità corrotta ha provocato l'intervento del Salvatore, l'Agnello.
Questo motivo lo si ritrova nel mito di Zoroastro (Zarathustra) , dove il dio supremo Ahura Mazdā invia il suo profeta all'umanità corrotta per porre termine al suo degrado spirituale fattosi oramai eccessivo, ai limiti del recupero. Zoroastro, allora, è un 'salvatore' . Anche quando viene chiesto a Giovanni di riportare alcuni messaggi degli angeli delle sette chiese, si entra nel merito di un' umanità infettata dal proprio peccato, specialmente per quanto concerne le chiese di Sardi, Filadelfia o Laodicea. Ogni brano del famoso libro apocalittico comincia col rimarcare le virtù degli angeli posti a guardia delle città (Cioè delle condotte dei loro abitanti) per poi terminare con esortazioni di obbedienza e fedeltà. Il Signore, che dovrebbe essere il Cristo, si rivolge agli angeli delle sette chiese definendosi di volta in volta come Colui che porta sette stelle nella mano destra, poi come Colui che ha sconfitto la morte, ed ancora come Colui che apre e chiude porte già aperte. Gli abitanti delle città dell'Asia Minore sembrano rappresentare un campione significativo dell'umanità corrotta ed allora ecco che il numero sette calza a pennello con la fase dei sette tempi menzionata più volte, quella fase cioè che comprende i tempi fra l'età aurea e quella della salvezza, lasso temporale in cui l'uomo da creatura divina va via via degradando la sua purezza primigenia. Ma in definitiva questi primi passi del testo, paiono quasi totalmente privi di numeri. Procedendo con la lettura giungeremo allora alla descrizione del trono su cui siede il Cristo che 'ha sconfitto la morte e che vien retto da 'quattro viventi, indiscutibilmente rappresentati dalle quattro ere precessionali, corrispondenti alle figure astrali del Leone, del Vitello (Toro) , dell'Uomo (Acquario) e dell'Aquila/Scorpione (Tetramorfo sacro).
Qualcuno potrebbe notare, tuttavia, che i sette tempi qui menzionati, non combacino coi sette tempi dell'emiciclo cristiano, che comprende i sei dalla casa del Pane (Segno della Vergine) alla casa dei Pesci, + l'Acquario (O anche: Aquario), un intervallo poco più breve di 13.000 anni. Infatti, questa associazione non regge perché escluderebbe dal computo il motivo del vecchio 'coi capelli bianchi' , da noi individuato come rappresentazione dell'età dell'Argento. La versione apocalittica di Giovanni, in tutta evidenza, parte da un contesto universale e pone l'uomo con la tunica bianca, entro un lasso temporale geologico-mitologico ampio, nel quale dopo l'era dell'Argento giungerà il fuoco e il fenomeno della terra combusta, in piena concomitanza con le fasi stagionali.
La chiesa di Efeso. Vi sono comunque diversi riferimenti astronomico temporali da tener conto quando si parla delle sette chiese. In quella di Efeso, ad esempio, 'Colui che parla' tiene in mano sette stelle e dalla sua bocca esce una spada a doppio taglio. Nel passo in questione, l'evangelista comincia elencando le lodi per l'angelo fedele , tuttavia immediatamente dopo si vanno a riportare alcune sue inadempienze per poi proseguire con un'esortazione assai poco amichevole, quasi una minaccia nei suoi confronti: 'Altrimenti io verrò da te e, se non ti sarai convertito, rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto', per concludere con il 'premio' assegnato in caso di ubbidienza e adempimento delle attese: '...l'angelo vittorioso potrà mangiare dall'albero della vita che è nel paradiso di Dio'. Qui si promette, dunque, un ritorno al Gan-Eden, il luogo mitico dell'età dell'Oro.
In effetti questi elementi narrativi sembrano coerenti e comprensibili agli occhi di un lettore; non è così, invece, nei brani che riguardano le altre chiese, benché lo scritto mantenga alcuni caratteri comuni.
I DIECI GIORNI. A Smirne, nell'odierna Turchia, il Signore si qualifica come 'il Primo e l' Ultimo' e, contemporaneamente, come 'Colui che giacque morto e poi resuscitò'. Nel medesimo paragrafo compare poi una cifra, si parla del diavolo il quale mette in carcere alcuni fedeli che dovranno dimostrare di essere fedeli all'Agnello, resistendo a una tribolazione di dieci giorni. La compensa per il vittorioso sul diavolo sarà dunque la piena vittoria sulla morte.
Rispetto alla narrazione che riguarda la chiesa di Efeso si rammenta la presenza dell'albero della vita, da noi identificato come l'Axis Mundi pagano. Mangiare i suoi frutti significherebbe proseguire a scorrere secondo i tempi di armonia ed equilibrio del paradiso raggiunto. La presente citazione potrebbe - a nostro avviso - riguardare un'epoca priva di stagioni, cioè di sbalzi climatici. Se inoltre, come scritto in precedenza, il candelabro rappresentasse uno dei sette tempi ed allora, 'rimuoverlo dal suo posto' potrebbe voler dire la sua rimozione dal tempo della salvezza finale. In pratica ci sembra che nei passi qui riportati si proclami anzitutto l'auspicio di un ritorno ai tempi della pace e dell'armonia, quelli che abbiamo visto far parte dell'età dell'Oro, l'era precedente a quella dell' Argento. Il tutto potrebbe riguardare per l'umanità, la promessa del ritorno alle origini di purezza. Naturalmente la promessa sarebbe valida solo per coloro che si fossero dimostrati meritevoli.
La chiesa di Smirne. In relazione a quanto abbiamo detto fino a questo momento, la Chiesa di Smirne potrebbe pertanto rappresentare l'era dell'Aquario (senza c). I dieci giorni di reclusione, in cui si accenna nel testo, sarebbero senza dubbio i dieci giorni/gradi amputati alla casa precessionale dell'Aquario, sempre secondo il ragionamento di cui abbiamo abbondantemente dibattuto nei precedenti articoli. I dieci giorni sarebbero in definitiva gradi precessionali della durata complessiva di 720 anni solari.
La chiesa di Pergamo. In questo paragrafo troviamo l'uomo 'con la veste bianca', il quale si qualifica 'possessore della spada a doppio taglio'. L'angelo di Pergamo è lodato intensamente per la sua fermezza, soprattutto per la vicinanza della sua chiesa con la casa di Satana. A questo punto bisogna capire dove possa tenere dimora Satana. A nostro avviso Satana alloggia nel punto in cui il Salvatore è più debole; per capire dove, dunque , possa essere più debole il Salvatore, bisogna riprendere una precisa rappresentazione astrale che, ovviamente, riguarda la posizione del sole nel suo ciclo di continua nascita (al solstizio d'inverno) e morte (al solstizio estivo), oppure, secondo come lo si vuol considerare, all'equinozio autunnale. Quando nasce egli è dunque più debole, o per lo meno così intendiamo noi le cose. E se così l'avesse inteso anche l'Autore dell'Apocalisse, potrebbe significare che il punto in cui il sole nasce è anche quello in cui il potere del buio è al suo massimo livello, da qui il concetto di 'vicinanza' alla dimora di Satana. Si pensi che al solstizio invernale la luce solare alle nostre latitudini (Che poi sono anche quelle di Patmos) dura 10 ore - Per questo si dice ' il sole bambino' - mentre il buio mantiene una durata di 14 ore. Da qui si deduce che siamo in prossimità del 'punto zero', punto di transizione che, riportato nella scala dei tempi umani, indicherebbe il punto di divisione fra le epoche del peccato precedenti, e quelle successive della redenzione che prendono l'abbrivio ufficialmente quando il Salvatore nasce ed è ancora un fragile 'infante'. Il passo in cui si dice che è stato messo a morte un 'testimone fedele', coerentemente con le soluzioni da noi esposte, specifica ancora che proprio là Satana avrebbe collocato la sua dimora. Il 'fedele testimone' sembra essere quindi Giovanni Battista, indicato da altre fonti come 'colui che si ferma (che ferma la sua vita, dunque viene messo a morte) laddove il Cristo comincia a crescere', e qui la rappresentazione del ciclo annuale del sole sembra essere l'interpretazione più attinente. Tutti gli elementi riportati nei testi paiono così connessi fra loro. Nel paragrafo sulla chiesa di Pergamo si menziona inoltre Balaam, portatore di corruzione e si conclude con la minaccia della spada, altro elemento simbolico che potrebbe suggerire l'avvento dell'epoca di transizione. Al vittorioso si promette infine la manna nascosta e il sassolino bianco. Soffermiamoci adesso su questi simboli e quali possano essere i loro significati.
Per quanto concerne il 'sassolino bianco ' , ricordo che su At 26:10, menzionando l'autorizzazione ricevuta dai capi dei sacerdoti , Paolo afferma (In riferimento all'esecuzione dei discepoli di Yeshùa): ' Quando erano messi a morte io davo il mio voto '. Questa la frase in greco: κατήνεγκα ψῆφον (katènenka psèfon), vuol dire letteralmente : 'gettai giù una pietruzza' . Sappiamo infatti che nei tribunali, per emettere il giudizio definitivo, erano impiegate delle pietruzze (Dei sassolini, per l'appunto) di colore bianco per scegliere l'assoluzione e di colore nero per determinare il giudizio di colpevolezza. I giudici gettavano i loro sassolini in un'urna e così manifestavano il loro voto.
E siamo alla quarta chiesa, quella di Tiatira. Abbiamo constatato che la chiesa di Smirne può essere correlata in chiave precessionale alla casa dell'Acquario e quella di Pergamo alla casa zodiacale dei Pesci, seguendo il ragionamento allegorico e procedendo in ordine inverso al ciclo zodiacale, potremmo dunque identificare la chiesa di Tiatira con la casa dell' Ariete. Il brano comincia con l'immagine degli occhi ardenti e i piedi di bronzo del Vivente in tunica bianca. L'angelo della chiesa di Tiatira sembra far parte della schiera dei fedelissimi anche se gli si rimprovera fermamente di tollerare oltre ogni misura lecita Gazabele, la prostituta. Nel punto in cui è scritto: 'io sono Colui che scruta reni e cuore' , si lascerebbe intendere la possibilità che dietro questi termini, riferiti a organi vitali dell'uomo, si nasconda un nuovo impianto simbolico. Tuttavia non approfondiremo questo aspetto delle scritture, proprio perché privo di contenuti cifrati. Per quanto riguarda invece la chiesa di Tiatira, aggiungerei soltanto che la citazione della prostituta (O falsa profetessa) Gazabele, pare ricollegarsi alla prostituta citata in Ap 17, cioè Babilonia. Da questo dato abbiamo ricostruito uno schema temporale preciso che si riferisce all'epoca storica in cui il sovrano babilonese deportò gli ebrei a nord. Dovremmo riferirci perciò ad un arco di seicento anni precedenti la venuta del Cristo, in piena era dell' Ariete. Il premio per chi non seguirà l'esempio della meretrice babilonese sarà quello di dominare su tutte le nazioni, sovranità - sempre secondo il testo - suggellata dal possesso dello scettro di ferro. Il capitolo, in un nuovo quadro di evidenti richiami simbolici, si conclude con la rottura dei vasi d'argilla, quindi col presagio della fine delle autorità pagane ostili all'Agnello. Ed infine riportiamo un ultimo elemento su cui ragionare, ma sul quale non ci soffermeremo ulteriormente, che è il possesso della 'stella del mattino'.
La chiesa di Sardi. A questo punto della narrazione giovannea, se la precedente chiesa di Tiatira rappresentasse la fase precessionale dell'Ariete, la successiva chiesa introdotta nell'elenco (quella di Sardi, per l'appunto) potrebbe essere identificata certamente come la casa del Toro. Ci è sembrato particolarmente significativo che questa chiesa venisse definita 'morta' , poiché il Toro, in precedenza, aveva indicato il contesto delle religioni 'pagane' che erano state superate con l'avvento dell'Ariete, nel senso che, il Toro all'equinozio di primavera, aveva lasciato il proprio posto nella sua sede precessionale, mantenuto per 2160 anni, all'Ariete. Ad ogni modo, a questa chiesa, quella di Sardi, si rivolge Colui che possiede 'i sette spiriti di Dio e delle stelle'. In questo passo, il Signore esorta con queste precise parole l'angelo di Sardi: 'Svegliati!' Poi gli dice ' rinvigorisciti!, volendo così suggerire che da quel poco di devozione autentica rimasta in quel luogo possa rinascere una forza di devozione del tutto nuova e, per l'appunto, piena di vigore. Allo stesso tempo l'esortazione 'rinvigorisciti', potrebbe significare che l'Agnello è ancora in fase ascendente, non è cioè giunto al pieno del suo potere salvifico. Infine seguono lodi del Signore per gli abitanti di Sardi, non molti in realtà, che nonostante i tempi difficili sono riusciti a mantenere salda la loro fede. Ed ancora nel testo si parla di vesti di purezza e della possibilità di salvezza come condizione permanente entro il 'grande libro della vita' .
Chiesa di Filadelfia. Anche sulla chiesa di Filadelfia non vi sono contenuti cifrati. Per questioni di consequenzialità la identificheremo dunque alla casa precessionale dei Gemelli, senza l'ausilio di ulteriori indizi. Continuando la lettura del testo vediamo che, quasi stesse dettando le sue indicazioni, il 'Signore' in vesti bianche già incontrato in precedenza, si qualifica come 'Colui che ha la chiave di Davide', e da questo motivo introduce l'elemento delle porte chiuse e aperte. Potrebbe significare che ha il potere di decidere quando e come far concludere i tempi , quando scandire cioè i tempi delle ere. La chiave d'Israele fornisce dunque il lasciapassare per la Città Santa, nel senso che, una volta entrati in essa gli uomini diventeranno finalmente liberi, nel senso più pieno del termine. Il testo pone poi il problema dei 'falsi giudei' da redimere . Il Signore in vesti immacolate esorta così a mantenere la corona e afferma di fare, dell'angelo di Filadelfia, una colonna del tempio e in seguito egli dice che inciderà su di lui, e per sempre, il nome del suo Dio e della città di Gerusalemme. Da questo scritto - come si può notare - non trapelano correlazioni evidenti col segno dei Gemelli , a meno che non si voglia alludere al nome arcaico della città santa che, appunto, significava Città di Shalem, nel mito antico, uno dei due gemelli nipoti del dio supremo El (Fonte Wikipedia). L'archeologia data il primo insediamento di un nucleo di abitazioni nell'area esatta in cui oggi sorge Gerusalemme, cinquemila anni avanti Cristo. Curioso constatare che quell'epoca corrisponde in chiave precessionale proprio alla fine dell'era dei Gemelli (Era dell'Ariete : 0- 2160 anni a. C. ; Era del Toro : 2160 - 4320 a.C. ; Era precessionale dei Gemelli : 4320 - 6480 a.C.)
Chiesa di Laodicea. Per tutto ciò che riguarda la Chiesa di Laodicea non posso affermare vi siano nel testo giovanneo correlazioni evidenti con qualche fenomeno astronomico. Secondo il nostro parere, tutt'altro che insindacabile, la Chiesa di Laodicea corrisponderebbe alla casa precessionale del Cancro. Secondo il sottoscritto i punti focali andrebbero cercati nei passi che parlano di luogo 'né freddo, né caldo' e dalla purificazione dell'oro attraverso il potere catartico del fuoco. Vi sono diversi indirizzi interpretativi da tenere in considerazione, uno legata per l'appunto al luogo inteso come fase transitoria precedente alla purificazione. Il fuoco, cioè il luogo caldo, agirebbe cioè sulla materia da purificare, il metallo grezzo alchemico , quindi il simbolo dell'anima immonda (O perlomeno che si è resa tale.)
Abbiamo detto quindi che la chiesa di Laodicea corrisponderebbe alla casa precessionale del Cancro per il fatto che i passi del testo parlano di luogo 'né freddo, né caldo' e dal principio di purificazione dell'oro col fuoco. Queste rappresentazioni richiamano il fenomeno ampiamente riportato in precedenza, della terra combusta, , un fenomeno cronologicamente collocabile al periodo immediatamente successivo all'epoca mitica dell'Età dell'oro. La venuta del Cristo, rappresentata nel firmamento zodiacale dalla mangiatoia (Stella Praesepe, stella Regulus, ovvero 'piccolo Re', entrambe nella costellazione del Cancro), sarebbe quindi da mettere in correlazione con la nascita del Sole (L'alba , o il solstizio invernale nel ciclo annuale). Ed anche alle sue origini, la città era chiamata città di Zeus, (E prima ancora, città di Amon), Nel procedimento alchemico, su base simbolica, non sarà difficile individuare questa fase come quella di purificazione dell'oro, il quale, per l'appunto, comporta una fusione dell'elemento solido in elemento liquido (fase primordiale). Nella trasposizione simbolica la purificazione corrispondente al fenomeno della terra combusta, riguarderebbe dunque un procedimento rivolto all'umanità che una volta fuori dalla Età Aurea, il leggendario Eden biblico, avrebbe cominciato a perdere purezza, dunque a contaminarsi spiritualmente. Fino a questo passaggio catartico, quello della purificazione ardente, l'umanità si sarebbe trovata in uno stato termicamente tiepido, né caldo, né freddo in rapporto al calore vivo della Fede, Ciò perché il Bimbo Salvatore , appena nato ed ancora incapace di esercitare il suo potere, non aveva ancora raggiunto la maturità , epoca in cui sarebbe stato consacrato simbolicamente come fuoco purificatore. Il bimbo adagiato nella mangiatoia era insomma ancora troppo tiepido ed infatti la narrazione cristiana neotestamentaria gli affianca due bestie da stalla che col loro fiato eviteranno al piccolo l'ipotermia letale.
I Caldei distinguevano, al di fuori del cerchio zodiacale, 24 stelle di cui 12 australi e 12 boreali, chiamate “Giudici dell’Universo”. Esseri celesti che secondo la mitologia babilonese e persiana costituiscono la corte celeste. Questi 24 Vegliardi corrispondono alle 12 grandi forze cosmiche celestiali e alle 12 terrestri. Colui che è sul Trono è il Sole Centrale - il Nucleo della Cellula Solare. Le corone d’oro sulle teste dei Vegliardi simboleggiano la loro forza individuale o potenza di vita, materiale e spirituale. Per l’antica sapienza cinese, 24 sono le fasi dell’anno solare, chiamate chieh-ch’i.
Trumpozzi: sconcertanti analogie
Da non credere
Trumpozzi, paladino convinto delle democrazie occidentali piange come un vitello davanti ai lussi e agli sfarzi di corte della Corona britannica. In pratica si commuove, certo. Come no. Ma non per quel passato di sofferenze subite da una consistente fetta di umanità in schiavitù, bensì per una sorta di affettata ammirazione che puzza di complesso di inferiorità per le ricchezze, le tenute a perdita d'occhio e i castelli grondanti di sangue, edificati sulla carne, sul sudore e sulle inaudite sevizie patite dalle popolazioni colonizzate nei secoli dai monarchi inglesi. Che pena! Che democratica ignoranza!
- Facci pure signor Trumpocci. Facci pure come se fosse a casa sua.
















La spada a doppio taglio. Abbiamo sempre inteso che il simbolo della spada, o della lancia, riporti il significato di 'punto di transizione fra due epoche '. Mettendo insieme la casa di Satana, il punto cioè dove Satana è più potente, la figura di Ponzio Pilato, e non ultima quella di Longino. La spada a doppio taglio indicherebbe che il Dio è presente sui due versanti del tempo , prima e dopo la nascita del Cristo. Longino infatti usa la lancia in una direzione , indica – secondo noi - il tempo della conversione, mentre il significato di Pilato Ponzio, ( letterale: portatore di lancia che viene dal mare ) potrebbe suggerire che in quel frangente Satana è più presente che in passato, è insomma molto più forte di sempre. Ma si tratta di un tempo parallelo dove il bene/Dio e il male/Impero Romano, si contenderanno il predominio. Sono perciò tanti gli indizi in ballo con un' unica accezione: siamo nel punto di passaggio fra l'epoca dell'Ariete e quella dei Pesci (Elemento correlato al mare/pontium ma anche al numero cinque che è un'altra traduzione del termine 'Ponzio'. Se dunque l'era fosse, come da noi sostenuto, quella dei Pesci , dopo le altre due rispettivamente settima e sesta, cioè Efeso e Smirne, Pergamo corrisponderebbe come cifra alll' era numero cinque: Ponzio per l'appunto