per corrispondere con l'autore: atzorifabio64@gmail.com
La prima parte si può consultare qui
Introduzione Tengo a specificare in modo chiaro e scevro da fraintendimenti, che il moto dell’Obliquità dell’eclittica ha grande importanza nella scansione delle fasi di oscillazione assiale a cui il mito sembra far riferimento. Con ciò, non vogliamo suggerire che gli antichi redattori dei testi fin qui esaminati, conoscessero a puntino i lenti movimenti oscillatori dell’asse terrestre ; tutt’al più possiamo supporre che avessero notato come questa misura variasse nel tempo. I mezzi per farlo li avevano e, quasi sicuramente, perfino molto prima di Enopide di Chio. A questo impercettibile movimento diedero tuttavia un’interpretazione metafisica, valutando con eccessiva disinvoltura, un ipotetico ‘tempo zero’ in cui l’inclinazione di 23 gradi e mezzo sarebbe calata fino a raggiungere la perpendicolarità esatta fra eclittica e asse terrestre, che poi è la sovrapposizione dei due piani rappresentati dall’eclittica e dall’equatore celeste. Avevano quindi immaginato una condizione tale da annullare le differenze fra giorno e notte, azzerando al contempo la discrepanza climatica stagionale e, in definitiva, l’esistenza delle stesse stagioni. Essi pensavano che dopo un tempo di pace ed armonia fosse sopraggiunto un periodo di squilibrio cosmico, lo stesso menzionato in molte profezie fra cui spicca quella di Daniele. La tradizione biblica ha attribuito a questo periodo significati nefasti. L’aumento del caldo estivo o del freddo invernale furono perciò concepiti come tempi di sofferenza, in contrapposizione alla serenità e al benessere, raggiunto nella decaduta Età dell’Oro. In tempi di desolazione, l’uomo avrebbe così dovuto procacciarsi i mezzi per la sopravivenza a costo di inaudite sofferenze. Il mito biblico lo racconta chiaramente già nei primi passi della Genesi, anche se non fa mai cenno alla raffigurazione astronomica che oggi chiamiamo Obliquità dell’eclittica. Siamo in realtà stati noi a formulare quest’associazione, a causa della perfetta corrispondenza fra gli anni indicati dai testi biblici e i gradi, per l’appunto, dell’Obliquità dell’eclittica. Se quindi accettassimo i presupposti della rappresentazione metafisica (mai confermata da evidenze scientifiche) di una terra in rapporto di perfetta ortogonalità col piano dell’equatore celeste, non dovremmo faticare molto per capire quali ragionamenti (la traiettoria delle case zodiacali e quello degli umani) , possono aver portato gli antichi autori dei Testi a concepire la celebre raffigurazione favolistica del tempo in cui 'gli dèi camminavano sulla terra insieme agli uomini'. Attraverso le parole del mito, appare evidente che, per loro, l'eclittica fosse, molto tempo fa, unita all'equatore celeste ed insieme formassero una sola traiettoria comune percorsa sia dalle costellazioni zodiacali, sia dagli uomini.
E dunque, in conclusione, sentiamo di dover ribadire che l'Obliquità dell'eclittica, nei termini che sono propri della nostra epoca, fosse un fenomeno, in senso planetario, sconosciuto agli antichi narratori del mito che peraltro avevano ben rilevato le scadenze millenarie degli effetti che l'oscillazione assiale provocava sul clima e sulla geologia del pianeta.
Sole d'oro e ghiacci d'argento
Nel modello guenoniano, quest’epoca di
vertice, in cui l'Obliquità dell'eclittica cresceva da 23,5 a 24,5 gradi, è stata fatta corrispondere al termine dell’Età dell’Argento, che durò
19000 anni dopo la fine di quella aurea. Ciò che si verificò da questo momento
in avanti è stato fonte d’ispirazione di racconti mitici in seno a molte
culture che, in pratica, mentre i ghiacciai cominciavano a sciogliersi,
produssero suggestivi racconti per voce
di abili cantori col vizio dell’astronomia, in cui l’umanità veniva falcidiata da leggendari diluvi preceduti da epocali incendi
in cui il globo del pianeta prendeva drammaticamente fuoco per mano di dèi
distratti, o un po’ imbranati come Fetonte Figura B
Nel grafico da noi proposto nella Figura B, abbiamo messo in evidenza alcune date dei periodi guenoniani, le abbiamo contrassegnate nei punti C, alla fine dell’Età dell’Oro (o primo termine dell’arcaica Età del Sole= Oro), e nel punto D, all’inizio della Nuova Era (quella che ancora deve arrivare, detta dell’Agnello nella tradizione apocalittica evangelica). Può rivelarsi utile a questo proposito provare ad affiancare le varie scale di tipo astronomico (Inclinazione OE), geologico, antropologico e mitologico (Sogno di Nabuccodonosor e scala guenoniana).
Nella Figura D si legge a grandi linee che alla fine dell’Età dell’Argento (scala del ‘MITO’) l’Obliquità dell’eclittica misurava 24° 30’ e il pianeta stava uscendo dalla sua fase più fredda per passare ad una più temperata, nella quale i ghiacci avrebbero cominciato a ritirarsi. Dal punto di vista geologico comincia il processo inverso a quello che ha prodotto la grande glaciazione di Wurm. I successivi 19000 anni di temperature in aumento, anche per il sommarsi di periodi invernali in cui la vicinanza al sole intiepidiva il clima, condussero il nostro pianeta alla situazione climatologica attuale, e ad un’inclinazione assiale di 23° 27’.
Nella
Figura D abbiamo sovrapposto le seguenti scale secondo una linea retta di
valori crescenti che nella Figura B rappresentava un intero ciclo temporale:
a) scala
dell’OE, valori angolari (colore rosso)
b) scala geologica (colore neutro e azzurro)
c) scala
antropologica (colore verde)
d) scala
del mito
e) scala
zodiacale (Ere precessionali di 2160 anni ciascuna)
Nella prima scala (a) abbiamo evidenziato col colore rosso, i
valori dell’inclinazione assiale terrestre; nella seconda (b) l’epoca della
glaciazione di Wurm (colore azzurro) nella sua fase più stabile; nella scala
antropologica (c) abbiamo segnalato con tre cerchietti verdi i risultati di studi accademici che stabiliscono tre date in cui può esser nata l’agricoltura;
seguita dalla scala del ‘Mito’ (d) con le età dell’Oro, dell’Argento e del Bronzo; infine nella scala zodiacale (e)
abbiamo posto in risalto il susseguirsi delle case precessionali, secondo il
moto della precessione degli equinozi. Balza all’occhio come l’intero ciclo di
quasi ottanta mila anni solari comprendesse in misura quasi esatta (ma c’è
voluta l’amputazione mitica della casa dell’Acquario per farle coincidere) la
somma di ben tre cicli precessionali.
La
scala antropologica Rispetto
a questa classificazione, bisogna spendere però due paroline, dacché il
giudizio degli esperti, ai più, non è
sembrato del tutto unanime. Ed in effetti secondo alcune accreditate ricerche,
i primi segni della tecnica di coltivazione agricola andrebbero datati ad oltre
20. 000 anni fa (21.000 a.C.,
secondo la Treccani). Questa interessante datazione - a nostro modestissimo
avviso - non va in conflitto con altre
posizioni dotte che propongono un limite cronologico non superiore ai 10-12000
anni fa. E neppure riteniamo prive di fondamento quelle nozioni scolastiche che
ponevano le origini della fase agricola dell’umanità, nella mezzaluna fertile
(Mesopotamia) in un tempo lontano cinque o seimila anni. Le tre datazioni
risultano altresì equamente attendibili
se si considerano alcuni fattori logici:
a) Datazione
20.000 anni fa. In questa lontana epoca le tecniche di coltivazione avrebbero
potuto svilupparsi in misura sperimentale. Il clima rigido dovuto alla
recente glaciazione wurmiana era di
sicuro una condizione difficile alla quale bisogna aggiunge re però la grande
quantità di terre emerse nell’Europa meridionale, come nel resto del globo e
dal clima temperato di questi luoghi,
resi fruibili per il livello estremamente basso degli oceani.
b)
Datazione 10.000-12.000 anni fa. Questa datazione risulta particolarmente attendibile
se si tiene conto che già da allora le persone si raggruppavano in agglomerati
urbani (prima urbanizzazione: Gerico, Aleppo, Göbekli Tepe) e dovevano
soddisfare una esigente necessità alimentare. Non beneficiano ancora degli
utensili più adatti alla coltivazione e alla preparazione della terra, possono
però contare sulla disponibilità e sulla partecipazione collettiva.
c) Datazione 7000 anni fa. In quest’epoca di grandi regni e grandi sovrani, l’umanità poteva
contare sull’apporto di una tecnologia avanzata e sull’uso appropriato dei
metalliche aprivano la strada a nuove tecniche e utensilerie da lavoro sui
campi, oltreché all’impiego di animali.
In altre parole, si può dire che
nell’Europa continentale, dalla penisola iberica all’area mesopotamica, già 20.000 anni fa l’umanità, nonostante la
recente glaciazione, fosse in grado di
sviluppare una modesta produzione agricola; poteva contare difatti su territori
emersi o sulla fertilità di aree termali abbastanza vaste, come sul lago di Nemi
nel meridione della penisola italica, teatro di antichissime ritualità pagane
legate indiscutibilmente al culto della fertilità. Ce ne fornisce ampia
documentazione James Frazer, nella sua opera più conosciuta, ‘Il ramo d’oro’. Tornando a bomba sulla questione
delle date, e all’interrogativo lasciato in sospeso (Perché da C a b1-b2 si era
accumulato ghiaccio?), cominceremo col dire che l’inclinazione assiale di
38-40.000 anni fa, (stimata su valori quasi sovrapponibili a quelli attuali ma
in crescita, mentre quelli attuali sono in decrescita), cominciò a presentare
un quadro climatico in progressivo ‘raffreddamento’ che circa 13.000 anni dopo (26.000 anni prima di Cristo),
avrebbe dato origine a una fase di stabilità di ulteriori settemila anni,
portando al suo estremo massimo il fenomeno di glaciazione chiamato
‘wurmiano’. Dopo questo evento culminante, l’inclinazione avrebbe cominciato a
invertire la rotta al punto da raggiungere il valore attuale di 23° 27’.
Abbiamo
affermato in precedenza che alla fine dell’Età dell’Oro (che ad esser chiari, è
sempre stato inteso come simbolo solare), avremmo avuto un divario notte giorno
lungo 4 ore (giorno di 10 ore al solstizio d’inverno e 14 ore al solstizio d’estate. E viceversa
per la notte - che sono valori medi rispetto ai limiti calcolati per inclinazione di 22°30’ e di 24° 30’). Dalla fine dell’epoca
aurea, dunque, procedendo in avanti nel tempo geologico e astronomico, la terra, seguendo la sua orbita ellittica,
come accade oggi, a volte si avvicinava al sole (perielio) a volte si
allontanava (afelio), in un ciclo lungo 24000 anni, cosicché quando il
passaggio all’afelio corrispondeva con la stagione fredda (per 12000 anni)
gli inverni diventavano più freddi e le
estati più miti. Evidentemente queste condizioni, si presentarono durante l’Età
dell’Argento, con l’Obliquità dell’eclittica al suo apice, e i ghiacci presero
ad accumularsi ai poli e sugli altipiani, anche a basse quote. Col superamento
del punto b1 l’incidenza delle condizioni opposte produsse via via estati più
calde e più miti inverni, determinando
lo scioglimento lento e progressivo delle riserve di ghiaccio. Secolo dopo
secolo, grazie anche all’inclinazione dell’Obliquità dell’eclittica ancora su
valori alti, la frequenza degli inverni temperati sommati alle estati
roventi cominciò a limitare l’accumulo
di ghiaccio che, dal punto della sua
massima espansione (Wurm), intraprese
una lunga fase di scioglimento,
destinata nel tempo di 20.000 anni circa
a far ridurre dalle banchise artiche le stratificazioni di ghiaccio. E’ ciò che
accade oggi, con la terra al perielio ai primi di gennaio. Fra 12000 anni circa
lo sarà ai primi di luglio. Tuttavia fra 12.000 anni l’Obliquità dell’eclittica
sarà talmente bassa da rendere estati e inverni piuttosto temperati. Fu un
giovane astronomo serbo, Milutin Milankovitch che negli anni Venti del secolo
scorso svelò, anzi per meglio dire, propose la soluzione da noi adottata che
rimane tuttora la più attendibile.
Dal punto b1 di massima inclinazione assiale il mito avrebbe così raccontato della fine dell’Età dell’Argento e avrebbe preso a formulare nuove narrazioni in forma di favole, per spiegare l’avvento di nuovi mutamenti climatici e nuovi panorami. Di particolare interesse, in Sardegna, il toponimo del massiccio del Gennargentu, sul quale si è scritto tanto, lasciando però sostanzialmente irrisolti grossi interrogativi sulle origini del nome e sul periodo in cui sarebbe stato coniato dai locali. Letteralmente il nome Genna Argentu, significa porta d’argento. Fatto insolito per un luogo che non ha mai veduto estrarre dal sottosuolo un solo grammo di questo prezioso minerale, presente in molte altre località dell’isola. Ma non su questo altipiano! Se, come noi pensiamo, questo nome si rifaceva invece all’epoca della glaciazione di Wurm, significherebbe che è antico almeno quanto il tempo in cui, con la denominazione ‘Età dell’Argento’, anche in altre parti del mondo, si alludeva a un’epoca di vaste aree ghiacciate. Oro= Sole/calore, Argento= ghiaccio/freddo. Se dunque l’Età dell’Oro avesse indicato l’Età del sole, e quella del Bronzo un periodo di arsura, non vediamo perché quella dell’Argento non potesse riferirsi a un’età di freddo artico. Col suo termine naturale, il mondo si sarebbe affacciato a una nuova età di trasformazioni, anche e soprattutto climatiche. Le estati, in corrispondenza del passaggio della terra al perielio, presero così vigore e, a partire da 19-20000 anni fa, i ghiacciai incominciarono a sciogliersi lentamente, restituendo al pianeta quel particolare equilibrio destinato, in un futuro tutt’altro che prossimo, ad abbattere il precedente divario climatico stagionale. Con la nuova era di ‘armonia’, e col nuovo ordine climatico privo di grossi sbalzi stagionali e col sole tenuto a debita distanza nella stagione calda, presumibilmente le attività agricole perderanno la loro capacità produttiva e l’umanità dovrà forse rinunciare, a fronte di inaudite sofferenze, all’abbondanza di quella risorsa alimentare. Forse proprio a questa crisi si riferisce il libro dell’Apocalisse di Giovanni.
Conclusioni.
Abbiamo
creduto utile ed opportuno soffermarci sugli aspetti astronomici della questione,
soprattutto perché riteniamo che la tesi avanzata dagli analisti del mito non
riguardi un fenomeno cosmico verificatosi realmente. In sostanza, quando i
racconti del mito arcaico assicurano ( o lasciano intendere) che l’asse
terrestre abbia raggiunto i zero gradi dell’Obliquità dell’eclittica, formulano
un ragionamento dedotto dal fatto – questo sì, forse correttamente valutato –
che l’inclinazione assiale oltre 30.000 anni fa , andasse crescendo fino ad
invertire la rotta al suo culmine massimo, registrato circa 20.000 anni fa, per
poi proseguire la sua lenta oscillazione decrescente per raggiungere l’attuale misura di 23° 27’.
Non ci stupisce, perciò, che gli interpreti del mito arcaico abbiano supposto (
in via del tutto teorica) la condizione di assoluta perpendicolarità dell’asse
terrestre con l’eclittica, alla quale hanno ricostruito il significato
dell’Età dell’Oro. Il dato certo che questo limite fosse mai stato raggiunto,
nessuno però l’ha mai rilevato, né l’avrebbero potuto fare gli antichi
astronomi. La moderna astronomia, supportata da evidenze di carattere
geologico, indica invece che il range di variazione dell’Obliquità
dell’eclittica si è contenuto nelle ultime centinaia di migliaia di anni fra i
valori di 22° 30’ e 24° 30’ circa. Nel linguaggio del mito , avvezzo a
rappresentare una prospettiva superna ben distante da quella umana (“Per i tuoi
occhi, Signore, mille anni sono come un giorno e quattro ore di veglia nella
notte” – Salmo 90) i tempi dell’inclinazione assiale terrestre e gli effetti sul
pianeta, sono stati appiattiti nei celebri racconti di diluvi e incendi
catastrofici . A nostro ponderato avviso, viceversa, appare perfino ovvio che
all’origine delle stagioni e del riscaldamento globale, il livello delle acque
marine, come dentro una immensa vasca da bagno, si sia sollevato
considerevolmente dopo la glaciazione di Wurm , ed è altrettanto ovvio che
tutto ciò sia accaduto lentamente (percezione fisica umana) nel pieno
rispetto dei tempi geologici previsti e calcolati. Nel linguaggio favolistico
del mito, allora, l’inondazione secolare di terre un tempo emerse , può esser
stato concepito come un allagamento di proporzioni planetarie/universali, quale
in effetti fu. L’idea delle catastrofi appare così ai nostri occhi come una
pura congettura mal supportata da elementi probatori di ordine geologico e
astronomico.
Vorremo spingerci ad affermare, a
rifinitura di questo articolo, come il progressivo decremento dell’inclinazione
assiale terrestre (OE) potrebbe portare verosimilmente a una minor differenza
di temperatura fra estati e inverni e
quindi , in virtù di quanto scritto finora su queste pagine digitali, alla
mancanza di stagioni. Anche se, bisogna dire che ciò, in senso assoluto,
potrebbe avvenire solo se l’asse terrestre raggiungesse - irrealisticamente
- la perpendicolarità con l’eclittica. E
dunque, se all’estremo dell’inclinazione assiale dell’Obliquità dell’eclittica,
la tradizione escatologica evangelica aveva idealizzato il ‘tempo del bene
assoluto’, non possiamo scandalizzarci se all’estremo opposto il mito continuò a idealizzare ‘il tempo del male’, o perlomeno
quello della tribolazione cosmica, entro i margini di un concetto ripreso
persino dal Divin Poeta quando racconta dell’inferno come di un luogo freddo,
inospitale e di inaudita sofferenza. Che
i nostri antenati non fossero trogloditi vestiti di pelli grezze e che fossero perfettamente in grado di calcolare
l’inclinazione dell’asse terrestre già da alcuni secoli prima di Cristo, lo
sappiamo con certezza e, proprio come ipotizzato per la questione del ciclo
precessionale, nessuno ci vieta di pensare che , data la semplicità del metodo
di rilevazione (uso dello gnomone), questa abilità fosse stata appresa
dall’uomo e poi perfezionata durante chissà quanti anni, o
forse secoli, prima di Enopide di Chio. Se quindi i nostri ragionamenti sui
numeri contenuti nel Libro di Daniele trovassero ulteriori e più titolate
conferme, dovremmo alfine arrenderci all’evidenza e non potremmo più negare
l’arguzia e il livello di conoscenza scientifica raggiunta da uomini che fino
ad ora avevamo sbrigativamente bollato come primitivi; dovremmo pertanto
cominciare a considerare che essi avessero potuto valutare con sufficiente precisione la
variazione nel tempo dell’asse orbitale del pianeta e correlare ad essa
importanti cambiamenti del clima per poi contrassegnare, col linguaggio del mito arcaico, le
loro conoscenze e le loro ‘profezie’.
le spiegazioni sono molto originali specie quella degli dei che camminavano sulla terra con gli uomini. Non ci avevo pensato, ma il concetto torna perfettamente
RispondiEliminaho trovato quest'ultimo post abbastanza comprensibile ma scritto maluccio. Hai fatto di meglio in altre occasioni, Blade.
RispondiEliminaNon posso darti torto Bastian, ma sono contento che nel complesso, si sia capito qualcosa.
RispondiEliminaAnch’io sono rimasto incuriosito dai numeri di questi testi. Per ora vedo bene il 490, coi suoi quasi 40.000 anni. Forse 38.000. Ne ho trovato tracce in Genesi (ma in questo caso, sono 77 volte sette) e nel passo del ‘perdono del vangelo di matteo (70 volte sette).
RispondiEliminaLe tue citazioni cascano a puntino, Bastiano. Alla fine vedrai che tutto tornerà. Provo ad anticipare i contenuti del capitolo delle Settanta settimane del Libro di Daniele.
RispondiEliminaAlla fine troverà risposta degna anche l’interessante questione posta nel precedente commentario, da Anonimo, se non ricordo male. Chiedeva Anonimo: come si spiegano le narrazioni mitiche che ci riportano alla casa zodiacale dei Gemelli come inizio della Grande Tribolazione?. La premessa è piuttosto lunghetta e consiglierei di seguirla con attenzione.
Ti seguirò con attenzione, nella speranza che i contenuti che ci proponi valgano la pena di essere discussi. Ma la vedo duretta
RispondiEliminaCiao Bastian C. Sono onorato della tua partecipazione. Conto sulle tue puntigliose critiche, ma dammi il tempo di formulare un'esposizione decorosa. stavolta.
RispondiElimina. sono d'accordo a tutto tondo. Gli dei che camminavano sulla terra è un poetismo azzeccatissimo. rende l'idea. Ma sui Gemelli? Lì il conto non rientra!
RispondiEliminaSì, ce la sto mettendo tutta. stasera provo ad articolare un commento che cercherò di sviluppare con voi. Buona giornata a tutti
RispondiEliminarileggevo il pezzo del L. di Daniele nella fossa del leone, o dei ‘leoni’ , e ho voluto ripassare il capitolo dei tre giovani nella fornace ardente. Queste letture mi hanno stimolato molto e così facendo analizzando il testo della fornace ho pensato che potesse tranquillamente considerarsi una trasposizione cioè un’allegoria in scala delle epoche qui descritte, nella quale i giovani potrebbero essere considerati l’umanità che supera il periodo del fuoco, con l’aiuto del proprio dio e che così sopravvive.
RispondiEliminaBuon giorno e buon inizio di settimana. Caro Daniele le tue chiose sono , a mio avviso, ben assestate e suggeriscono un riferimento ben preciso che mi sento di condividere, con la clausola di attendere la verifica dei numeri. In relazione alla precedente domanda sul segno dei Gemelli, riprenderei il discorso da Dan 9: 8-10. Questa lettura da me proposta vorrebbe anticipare le prossime analisi sulla profezia delle Settanta settimane; la complessità degli argomenti impone una certa attenzione.
RispondiElimina“…a noi il disonore sul volto, come pure ai nostri re, ai nostri padri che hanno peccato contro di te. Al Signore nostro dio (chiediamo) il perdono e la misericordia, perché ci siamo ribellati a lui.” Ho riportato il precedente passo del Libro di Daniele, per sottolineare la richiesta del ‘perdono’ come riscatto da una grave mancanza. In senso astronomico – sembrerà, la mia, una banale esasperazione dei significati - il peccato commesso dall’umanità, altro non è che la perdita dell’armonia divina dell’Età dell’Oro. L’autore allude pertanto alla fase in cui il clima estivo e invernale si differenziarono, causando grande freddo prima e grande calore dopo. Con l’avvento delle stagioni, sconosciute nell’epoca aurea, l’uomo trova il modo di alimentarsi e procacciarsi i mezzi di sostentamento, ma lo fa a costo di enormi fatiche. In Genesi , infatti dopo la cacciata dal Paradiso terrestre, l’uomo/Adamo viene condannato alla sofferenza e a dover dipendere nei millenni a venire, dal duro lavoro di braccia.
RispondiEliminaLa cacciata dal paradiso è la fine dell'Età dell'oro?
EliminaAffermativo (scusa il ritardo)
EliminaIn Dan 9: 24, le parole di Gabriele (presenza angelica), introducono una nota di originalità rispetto ai precedenti modalità narrative, nel senso che presentano una cronologia non-sequenziale, come tutti si aspettano. Possiamo dedurre queste conclusioni dalla lettura della prima parte del testo , in cui vengono così suddivise le settanta settimane:
RispondiElimina“ Settanta settimane sono fissate per porre fine al delitto” Il ‘delitto’ non è altro che definitiva perdita della natura ‘aurea’ delle cose, cioè degli affari celesti. La privazione dell’armonia è considerata un delitto vero e proprio, in chiave tanto spirituale quanto astronomica; e come ogni buon ‘delitto’ che si rispetti ecco che, anch’esso, rimanda a un giusto castigo di espiazione.
I prossimi passaggi del testo sono fra i più controversi e dibattuti e non mi stupirei se sorgessero giuste perplessità. Tuttavia, proprio perché lo scetticismo è lecito e tutti i dubbi godono di pari dignità, ricorderei che le eventuali soluzioni proposte dai lettori, per garantire una attendibilità esclusiva dovrebbero presentare agli eventuali detrattori una precisa certificazione numerica. :Veniamo dunque al testo:
RispondiElimina“ Da quando uscì la parola per far ritorno e per ricostruire Gerusalemme, fino a un consacrato, a un principe, passeranno sette settimane” .
La Gerusalemme chiamata in causa – secondo l’impronta che abbiamo fin qui proposto - simboleggia l’ordine cosmico (che non è imperituro, è soggetto a variazione, a quanto pare). Ricostruirlo significa perciò ridare agli astri una nuova collocazione.Il tempo indicato nei precedenti versi è pertanto cosmico, e conta sette settimane di giorni/gradi precessionali, ovvero 49 gradi precessionali. Ma secondo noi non si tratta delle prime, come interpretato dagli storicisti, bensì delle ultime.
Infatti . pongo una mia perplessità: e dove sarebbe la verifica dei numeri che ha precedentemente richiesto, caro Painnet Blade? Chi ci dice che il conto dei 49 gradi debba cominciare dal punto zero Pesci, visto che tutti gli studiosi ci indicano che non si tratta di gradi precessionali(?) ma si tratta di settimane di anni e che si debbono contare a partire da una precisa data intorno al 500 avanti Cristo?
EliminaEccolo che arriva! Mi chiedevo infatti come mai, il puntiglioso anonimo non fosse ancora intervenuto con le sue bordate.
EliminaLa provocazione di Anonimo, ammesso che sia tale, merita una risposta. Ed in effetti , se dovessimo basarci soltanto su questi dati il gentile Anonimo avrebbe perfino ragione. Ma valutiamo il precetto evangelico (e, come facevo notare all’inizio: il perdono è la risposta cristiana a un torto subito. In questo caso il torto è subito dal Signore. ) che prevede di perdonare 70 volte sette . Questo numero privo di seme è dunque 490; coerentemente al nostro criterio li considereremo gradi precessionali. Se allora facessimo partire i 490 gradi dalla fine del segno dei Gemelli (come ci indicano molti testi sacri) appena dentro l’Età dell’Argento, e quindi non quello a noi più prossimo, dopo 15 case zodiacali (450 gradi precessionali) giungeremmo dritti dritti al punto Zero Pesci; più i 30 gradi del segno dei Pesci attuale saremmo a 480 e a 490 ci ritroveremmo a 10 gradi dentro il segno dell’Acquario. Secondo il nostro conteggio mancherebbero ancora 9 gradi per soddisfare la soluzione proposta per la profezia delle Settanta settimane. L’episodio evangelico tuttavia indica la durata del ‘perdono’ non la data del suo inizio, lasciando aperto il dubbio del dove debba cominciare. Se però lo stesso episodio indicasse la fine della tribolazione, o del delitto commesso contro il Signore, nell’anno della nascita di Cristo, ecco che i 490 gradi a ritroso indicherebbero una scadenza ben precisa. Indicherebbero 16, 333333 case zodiacali indietro, che significa dieci gradi esatti dentro l’Età del Leone,quindi 35.280 anni fa. A questo punto per rinforzare questa tesi, occorrerebbe associare la figura di Lamech (quello delle 77 volte 7) al segno del Leone, e per far ciò dovremmo andare a cercare trovare conferme direttamente nel testo canonico. Quello biblico, a ben vedere, non aiuta, ma se andassimo a rispolverare, l’Haggadah, un testo apocrifo molto in voga nell’ebraismo antico, potremmo scoprire che
RispondiElimina“al sopraggiungere della settima generazione dell’umanità, proprio come era stato scongiurato da Dio (Nessuno tocchi Caino), la morte colse Caino per mano di un suo discendente.” Se qualcuno è ansioso di leggere questo racconto, sempre che non voglia sciropparsi il testo integrale dell’Haggadah, può andare a consultare il bel libro di E.Perucchietti e P.Battistel, Il sangue di Caino (Uno Editori). Per gli altri , non resta che affidarsi alle nostre soluzioni.
Le sette generazioni dell’umanità (Haggadah)
EliminaAdamo e Caino rappresentano le prime due generazioni del ceppo primigenio della nascente umanità, dopo di loro il ramo principale si biforca. Il ramo crinita prosegue con Enoch, primogenito di Caino-padre. Egli è il fondatore di città, mentre suo padre è colui che per primo fornisce ai discendenti, e quindi all’umanità intera, il sistema di misure. Il suo nome rimanda al significato di canna (=cubito). Dalla seconda generazione crinita, dopo Enoch nasce Mecuiael padre di Matusael e nonno di Lamech, quinto esponente del casato. Dall’altra parte, ovvero nel primo ramo del ceppo adamitico vi è Set. Dopo la morte cruenta di Abele, Set rappresenta il capofila della generazione nata fuori dal giardino dell’Eden. E siamo perciò al termine del periodo aureo. Queste sono probabilmente le sette generazioni menzionate nell’Haggadah, fra le cui righe è anche scritto che, dopo l’uccisione accidentale di Caino da parte del figlio di Lamech “ …la terra si spalancò e inghiottì quattro generazioni di cainiti”.
Ciò suggerisce, inequivocabilmente, che il successivo corso comincerà proprio da Lamech e ci fa capire che i 490 gradi precessionali contati a ritroso dal punto Zero Pesci, corrispondono a 35.280 anni fa. Sul piano precessionale le quattro generazioni inghiottite dalla terra sono le quattro che precedono il Leone/Lamech, quindi, prima di lui rimangono soltanto Adamo e Set. Ma anche se si tenesse in conto il solo Adamo la somma ci porterebbe a ridosso dei 38.000 anni ritenuti l’inizio dell’Età dell’Argento, nonché la fine dell’Età dell’Oro, come dimostra la cacciata di Adamo dall’Eden, luogo di pace, equilibrio ed armonia.
EliminaVien da chiedersi perché le 70 volte sette del ‘perdono cristiano’ ci portino a ben venti gradi del segno del Leone. In parole povere, il tempo del perdono indicato dal Cristo nel celebre episodio del Vangelo di Matteo ci sta offrendo su un piatto d’argento (mai attributo è stato così azzeccato) una scadenza precisa del tempo della grande desolazione, che adesso possiamo affermare senza remore, esser cominciato 35.280 anni fa, nei primi venti gradi dell’Era del Leone. Il Cristo, con la sua venuta, e soprattutto col suo gesto sacrificale, offre all’umanità e in modo definitivo, il super-pass per la Nuova Era, e lo fa caricandosi tutto il peso dell’espiazione della colpa. Possiamo tuttavia supporre che il mondo ebraico più ortodosso non accetti la versione evangelica della venuta del Salvatore e non avalli la scadenza contemplata nel Vangelo di Matteo. Sarà Daniele, come stiamo valutando, a restituire al Cristo la sua dignità divina, attribuendo così al periodo di 49 giorni/gradi la stessa collocazione contemplata in Genesi (Lamech). Ecco forse perché, la tradizione cattolica dà tanta importanza al Libro di Daniele, difatti, con la definizione di ‘consacrato ucciso senza colpa ’, il collegamento con la Sua immortale Figura sembra esplicito. Questa definizione tanto particolare, può voler dire che il tempo dell’espiazione della colpa termina con Lui, tracciando una linea di compromesso con la prospettiva messianica della tradizione guidaica. Siamo convinti che ciò sia dovuto alla necessità, fattasi pressante, di fornire qualche risposta alle attese di un fronte mistico dissidente che già molti anni prima di Cristo, stava separandosi dall’ebraismo più intransigente. Il profeta Daniele, o chi per lui, si fa carico di questa dicotomia teologica
- "il tempo dell’espiazione indicato da Lamech andrebbe conteggiato come 539 gradi".
RispondiEliminaSe ho ben capito questi gradi cominciano nel punto in cui terminano i 490 gradi menzionati da Cristo per il perdono (Vangelo di Matteo) che , contando all'indietro, partono proprio da lui.
Sì, il concetto sembra recepito. lo schema di sintesi sta qua
RispondiEliminahttps://arteeordineanarchico.blogspot.com/2021/11/il-profeta-daniele-alle-prese-con-laxis.html
Quella che ci interessa è l'ultima figura del post, naturalmente.
Ne concludo che L’età precessionale capo-fila del periodo della grande tribolazione lunga 38.800 anni (539 gradi precessionali) è quella del Leone, per la precisione inizia nei primi 20 gradi dell’età del Leone. Tornano così anche i 49 gradi successivi al punto ‘Zero Pesci’. Fino a questo punto, comunque, non è ancora stata presa in considerazione la profezia di Daniele, nella quale, ad esempio nel capitolo che parla delle quattro bestie, torna la figura del Leone. Non sembra però che nel testo si parli di quel Leone che è troppo distante nel tempo. Forse si allude a quell’età del Leone più prossima a noi. Faccio alcune considerazioni, magari utili, magari no.
RispondiEliminaCome sappiamo gli ebrei non riconoscono la venuta del Salvatore e quindi suppongo che non accettino la scadenza contemplata nel Vangelo di Matteo. Per loro, ancor oggi, il sacrificio del Cristo non è mai avvenuto e perciò probabilmente essi restano fedeli alla classificazione biblica. Sarà Daniele, come stiamo valutando, a restituire al Cristo la sua dignità divina, attribuendo così al periodo di 49 giorni/gradi, la stessa collocazione contemplata nel capitolo della Genesi (Lamech).
RispondiEliminaEcco perché la tradizione cattolica, da tanta importanza al Libro di Daniele! Infatti con le parole riferite a Gesù, in Daniele lo si definisce “il consacrato che verrà ucciso senza colpa”
Questa definizione per noi può voler dire che l’espiazione della colpa termina con lui. Ponendo una linea di compromesso con prospettiva messianica della tradizione giudaica. Credo che ciò sia dovuto alla necessità di fornire qualche risposta alle attese messianiche di un fronte spirituale dissidente che già si stava formando all’interno dell’ebraismo ortodosso. Daniele (o chi per lui) si fa carico di questa dicotomia teologica.
RispondiEliminaUltimi post:cosa vuol dire buongiorno Belgio? o buonasera Francia?
RispondiEliminaNulla di particolare. E' solo un saluto che riservo ai lettori che ci seguono dall'estero in modo particolarmente intenso. NUmeri irrilevanti, ma che danno soddisfazione: sarà qualche emigrato un po' bislacco come noi
RispondiEliminaA proposito di bislacchi. chissà se Anonimo avrà capito tutto…
RispondiEliminaL‘ha capito. L’ha capito. non credo però ne sia rimasto pienamente convinto
RispondiEliminaAh ah. Credo proprio di no
RispondiEliminaUn merito ce lo dovrà riconoscere: i numeri più significativi li abbiamo concepiti sempre in piena coerenza: li abbiamo sempre considerati gradi precessionali, sia che si parli di settimane (di 7 giorni), sia che si parli più genericamente di ‘volte’. Abbiamo quindi utilizzato sempre lo stesso concetto temporale, non un’interpretazione arbitraria costruita secondo il significato utile alla logica del momento, o al teologo di turno
RispondiEliminaConclusione bruciante, Blade! Così facendo ti giochi i commenti dell’Anonimo che per capire le cose ha bisogno di sentirle leggere dal pulpito di una basilica.
RispondiEliminammmmh…Secondo me si è perso subito nelle addizioni e nelle sottrazioni , quando Dio arrabbiato si sbarazza delle quattro generazioni di cainiti, che poi sono case precessionali
RispondiEliminaTutti pagliacci spiritosi, da queste parti! Sui 460 gradi posso anche essere d’accordo
RispondiEliminaIntanto i gradi sarebbero 490. Comunque se non dovessi trovarti d’accordo puoi sempre proporre la tua versione illuminata. Pendiamo dalle tue labbra
RispondiEliminaChiedo scusa se riprendo le parole di un commento già passato. Quando scrivete che Gerusalemme non rappresenta fisicamente una città ma un ‘ordine imperituro’ , cosa volete dire esattamente?
RispondiEliminaHo usato quel termine per dire che la Gerusalemme del presente non rappresenta un’entità temporale immutabile, per i cristiani lo diventerà casomai dopo l’Apocalisse; Il testo apocalittico per antonomasia, quello di Giovanni, afferma infatti che la salvezza, e quindi il nuovo periodo di pace ed equilibrio cosmico, sarà eterno. MI sono riletto il precedente commento e credo che abbia fatto meglio a chiedere spiegazioni gentile Antonio. Ora credo che il concetto sia completo.
RispondiEliminaLa ringrazio Fabio. Ora aspetto la conclusione della profezia delle Settanta settimane. Mi sembra che ci eravamo interrotti al punto della cronologia non-sequenziale.
RispondiEliminaDi questo passo bisogna cominciare a domandarsi dove porti questo discorso. La parte più profonda della nostra spiritualità, a prescindere dalla fede professata, non rischia di venire brutalmente travolta da questi, pur argute, analisi astronomiche?
RispondiEliminaSì. Grazie Antonio. A momenti me ne scordavo. Riprendiamo da qua
RispondiEliminaCRONOLOGIA NON-SEQUENZIALE
Le prime sette settimane menzionate nella profezia delle ‘Settanta’, non indicano un punto da cui far partire il conteggio sequenziale, ma i 49 gradi precessionali successivi al punto ‘Zero Pesci’ in direzione della nostra epoca. Come ben sappiamo, non tutti gli esperti, gli storici e nemmeno i teologi si troverebbero d’accordo con questo criterio. Ad ogni buon conto, teniamo a specificare che sono state le parole del testo ad indirizzarci sulla collocazione dell’intervallo di 49 gradi precessionali, cioè di 3528 anni solari, che abbiamo ritenuto giusto far cominciare, come dicono le parole di Gabriele (in Dan 9: 25) ‘da quando uscì la parola per ‘ricostruire’ Gerusalemme; per terminare poi con l’unzione di un consacrato, o anche di un principe. Proverò a spiegare perché col termine ‘consacrato’ non si intende necessariamente Gesù di Nazareth.
Ppb:
* Il filologo P. Winandy scrive: «Abbiamo notato che la letteratura qumraniana dà generalmente una prospettiva escatologica ad entrambi i termini “unto” e “capo”. Essi non sono mai applicati a un personaggio storico contemporaneo. Nell’apocalisse di Daniele, facendo parte di questa categoria di letteratura, siamo portati, di conseguenza, a dare a questi due termini una prospettiva messianica» (P. Winandy, “Étude philologique de Daniel” 9:24-27, 1977, p. 279). Insomma, solo il Cristo è l’unico personaggio dell’Antico Testamento ad essere sacerdote e re
Anche noi, come il Winandy*, abbiamo fatto affidamento sull’ impostazione qumraniana, ma crediamo che il termine ‘consacrato’ può esser riferito a qualcun altro e non obbligatoriamente al Cristo, per nominare il quale, poco più avanti, verrà usata l’ espressione di ‘consacrato ucciso senza colpa’. Un consacrato, in senso astronomico dovrà allora essere un ‘capo’, una figura riferita a un nuovo inizio, l’ultimo della lunga serie ritrovati nel Vecchio Testamento. E dunque crediamo si alluda in via quasi ovvia, all’Agnello della versione apocalittica giovannea.
RispondiEliminaPer ciò che riguarda ‘la parola per la ricostruzione della Gerusalemme’ , non vediamo come non possa essere la parola pronunciata dal Cristo in terra in riferimento alla ricostruzione dell’ordine del cielo: la Gerusalemme celeste, per l’appunto.
Ovviamente, in fede a quanto già specificato sulle pagine precedenti, se si parla di cronologie umane e quindi storiche (benché non condivise all’unanimità dagli esperti), la lettura andrebbe intesa in un solo modo, cioè come parola data agli ebrei in Babilonia e del permesso del sovrano alla ricostruzione del Tempio. Secondo questo punto di vista, gli storici hanno dunque interpretato le sette settimane come settimane, non di giorni, ma di anni, incuranti della coerenza parametrale da noi invece sistematicamente rispettata. Per questi esegeti evidentemente sono più importanti le scadenze storiche, o pseudo tali, indicate dall’autore, piuttosto che l’attendibilità e la coerenza del criterio usato per i numeri, infatti da buoni umanisti essi sorvolano costantemente sulle modalità di impiego dei numeri, che per lo più ignorano, quando non decidono addirittura di trasformarli nelle quantità che più fanno comodo alle loro personali costruzioni. Nel nostro caso invece, il numero con la sua valenza temporale, detta il significato, quindi stabilisce il tempo astronomico di 49 gradi/giorni. Abbiamo sempre detto che le cifre sono sempre in rapporto diretto col tempo cosmico, pertanto, non riteniamo corretto a questo punto, offrire al lettore un diverso significato. Abbiamo visto inoltre quale accezione può nascondere l’espressione ‘ da quando uscì la parola per far ritorno e per ricostruire Gerusalemme’, avendo già specificato che la Gerusalemme celeste rappresenta un Nuovo ordine cosmico e non un complesso fisico urbano. Secondo noi, la parola per ricostruire la Gerusalemme Celeste venne fuori, fu cioè pronunciata per la prima volta dal Cristo e da coloro (gli evangelisti) che la trascrissero. Da qui in avanti l’unico principe, capo o consacrato che si incontra nelle scritture, è l’Agnello col suo trono e i suoi 144.000 (Apocalisse di Giovanni), ovvero la Nuova Età di pace e armonia. L’Agnello è un principe, col suo trono sta alla destra del Padre ed è , in senso temporale, un principio a tutti gli effetti.
A questo punto però, ogni dubbio è lecito. Me ne rendo conto.
L’Agnello però è anche Gesù. Anch’Egli ‘siede alla destra del Padre’. In pratica, non è più mortale perché dopo la Resurrezione entra a far parte del contesto celeste. Egli è dunque un ‘unto’, un ‘capo’ non più in carne ed ossa. Il Cristo, pertanto, è rappresentato nelle scritture di Daniele in una duplice valenza: una terrena e carnale (è l’ucciso senza colpa), l’altra di consacrato messo a capo di un nuovo ordine cosmico.
RispondiEliminaCi sta. Ci sta tutto.
EliminaLa coniugazione dei verbi usati sono: prima il passato remoto (uscì la parola...), e successivamente il futuro (passeranno sette settimane). Ciò si concilia perfettamente con la tua versione, però anche con quella degli storici che pongono il narratore in un tempo successivo a quello della parola del re babilonese (il permesso di ricostruire il Tempio) e precedente a quello della scadenza delle sette settimane.
RispondiEliminaE’ vero! Però il permesso del sovrano babilonese si riferiva - come scrivi - al tempio, mentre nelle scritture di Daniele il riferimento è a tutta Gerusalemme. Quella fisica, in fondo, dopo tanti anni, non aveva aspettato il permesso per essere ricostruita. Mi pare evidente, allora, che si parli della Gerusalemme celeste, cioè del Nuovo ordine cosmico.
EliminaAmmesso dunque che si sottintenda a un lasso temporale successivo al punto Zero Pesci, i 49 gradi sembrano essere, senza margine di dubbio, i 30 gradi dell’Età dei Pesci, più i 19 dell’Età (amputata) dell’Acquario.
Proseguendo nella lettura del testo , l’autore (pseudo-epigrafo, a nostro avviso) scrive che in 62 settimane ‘saranno riedificati piazza e fossato, ma in tempi difficili’. Nelle 62 settimane, che corrispondono ai 434 gradi precessionali che precedono il punto ‘Zero Pesci’, saranno ‘riedificati’ (cioè ricollocati) gli astri secondo nuove coordinate, che sono i tempi della grande tribolazione successivi alla fase aurea. L’espressione ‘ in tempi difficili’ dovrebbe risolvere ogni querelle sul tema. In seguito il distruttore terminerà l’epoca in corso in malo modo e il suo regno verrà inondato dalle acque: quali parole migliori di queste potevano esser scritte per indicare l’avvento dell’Acquario? E con ciò credo sia stata fornita una risposta coerente alla questione dell’Era dei Gemelli. Si tratta dunque del segno dei Gemelli posto all’inizio dei 434 gradi (62 settimane), non dei Gemelli più prossimi alla nostra epoca.
RispondiEliminaLe sessantanove settimane conteggiate indicano pertanto 483 giorni/gradi precessionali che con la settimana in cui il distruttore ‘stringerà alleanza con molti’, diventano 490 tondi. Nell’ultima mezza settimana , 3,5 gradi precessionali, le offerte e i sacrifici avranno fine. In conto a questo punto è giunto a 493,5 giorni / gradi. L’espressione di arrotondamento di settanta settimane sembra quindi la più esplicita rispetto al significato astronomico. Se invece volessimo far quadrare i conti in modo esatto, non potremmo esimerci da considerare un altro significato della proposizione ‘durante mezza settimana farà cessare offerte e sacrifici’. Nulla infatti si oppone all’idea che questa mezza settimana finale faccia parte integrante delle settimana in cui il distruttore aveva stretto ‘alleanza con molti’. Se così non fosse sarebbe infatti sembrata molto più precisa l’espressione: ‘nella successiva mezza settimana’… etc.etc.
RispondiEliminaResta dunque aperta l’ipotesi che gli ultimi 10,5 gradi appartenuti sia al nuovo corso che al vecchio, siano in realtà sette (3,5+3,5) e che quindi questi ultimi tempi essendo parte integrante della Nuova Era, sanciscono la fine del periodo del castigo (conseguente al ‘delitto’ cosmico della privazione dell’armonia iniziale); ne potremmo così dedurre felicemente che il tempo delle offerte e dei sacrifici espiatori non avrebbe più ragione di essere prolungato. C’è una certa logica, quindi, in tutte le parole usate nel Libro di Daniele.
RispondiEliminaFiniamo col significato insito nell’espressione: ‘(il principe distruttore) stringerà alleanza con molti’ (santi). In questi molti è facile vedere le case zodiacali, essendo le stesse comprese molte volte negli ultimi anni del regno in condivisione con l’Agnello. Il bene e il male, in un’alleanza transitoria e rapida, conviveranno dunque nella porzione di anni amputati all’Acquario. Tutto, se così inteso, sembra avere un senso rotondo.
@Bastian C- Devo ammettere che anch’io ho visto traballare violentemente alcune convinzioni. Ho dovuto riprendere daccapo i fili, diventati all’improvviso intricati, del mio sentimento religioso, che tuttavia oggi vedo ancorarsi tenacemente a capisaldi ancora più fermi di prima. La conoscenza, specie se consapevole, attraversa in maniera talvolta ineluttabile l’effetto di pesanti scosse di assestamento. Bisogna insomma tener duro sul versante della spiritualità, che rimane sempre un fatto personale. Non ritengo ci si debba arrendere alla spinta emotiva quando questa si erge su basi totalmente pregiudiziali. Il nuovo percorso della spiritualità non può infatti prescindere da fattori oggettivi e comunicativi, posti a margine, forse, ma pur sempre conchiusi entro un sentimento antico. In tempi passati, spiritualità e conoscenza non seguivano strade disgiunte. Per noi, le cose non sono più riconducibili a quei termini, a quelle sensibilità, abbiamo quindi il dovere di ricostruire una nostra peculiare porta d’accesso verso le questioni dello spirito. Ci deve rimanere insomma il principio della scelta o, in alternativa, rinunciare definitivamente alle forme più elevate di umanità, quelle che contemplano e non possono fare a mano dell’apporto della ragione.
RispondiEliminaPregherei adesso le persone che ci hanno così amorevolmente seguito e che sono rimaste attente fino ad ora, di non intervenire immediatamente dopo la pubblicazione del prossimo post dal titolo: Le tre bestie…E la quarta vien da sé. La pubblicazione infatti riguarda un lavoro in corso d’opera. Comincerò col mettere a disposizione la prima parte che rimanda al proseguo dell’articolo e che ancora avrei bisogno di rileggere. Vista la precisione dei riscontri vorrei postare il pezzo in maniera decente, anche nella forma. Penso che prima di Natale sarà tutto a disposizione dei lettori e dei loro ragionevoli dubbi.
Grazie ancora per l'attenzione
RispondiElimina: mi chiedevo se dopo la profezia di Daniele hai in serbo qualcosa sull’Apocalisse
RispondiEliminaHo letto i tuoi ultimi commenti Blade. Credo però che quando Daniele profeta parlerà di giorni in modo secco e poco equivocabile, troverai grosse difficoltà a far passare il tuo criterio e la relativa coerenza. A me, e a tanti altri, quei ‘giorni’ non sembrano convertibili in gradi precessionali. Aspetto comunque le tue/vostre delucidazioni sull’argomento
RispondiElimina‘Delucidazioni?: parole grosse. Quando verrà il momento ci inoltreremo nelle eventuali proposte; sono tuttavia disposto a rivedere le mie idee. Vedremo se la pista intrapresa manterrà inalterati i primi, ottimistici auspici. Non vogliamo ricorrere a compromessi ma, come detto, si vedrà in seguito
RispondiEliminaA Bastian C volevo dire che al momento il post malamente confezionato, contatti alla mano, è uno di quelli più letti. In quanto all'Apocalisse di Giovanni, non ti nascondo che questo nostro lavoro è finalizzato a trovare risposte originali e condivisibili proprio su quel libro, sui tanti numeri che ancora non sono approdati a degne soluzioni. Ma procediamo un passo alla volta
RispondiEliminaRispondo qui alla domanda di Arric formulata su https://arteeordineanarchico.blogspot.com/2021/10/nabuccodonosors-nightmare-seconda-parte.html
RispondiEliminaEbbene la classificazione delle età dell'ultimo Manvantarah di Guenon la troviamo in sintesi a pag 19 del suo 'Forme tradizionali e cicli cosmici'; ed anche in questo post su Axis Mundi:
https://axismundi.blog/2019/04/07/la-seconda-meta-delleta-paradisiaca-alcuni-concetti-preliminari/
Approfitto dell'occasione per ribadire che l'attendibilità da me riconosciuta alla classificazione guenoniana non deriva dalla stima per i suoi lavori, dei quali in realtà mi sfuggono molte cose e concetti. Debbo però prestar fede a questa sua definizione cronologica se non altro perché, come ho chiarito in questi miei contributi sulle profezie di Daniele, collima sorprendentemente con altre datazioni formulate nel periplo di altre discipline quali: geologia, astronomia, antropologia. Quando poi mi ritrovo cifre nel Libro di Daniele che continuano a battere sulle medesime scadenze temporali, comincio a pensare che tutti quanti, dal proprio pulpito stiano parlando della stessa cosa, si stiano cioè riferendo a precisi fenomeni planetari. Non so se mi sono spiegato.
RispondiEliminaancora @Arric
Bellissima la tua definizione di 'narrazione frattale'. Un neologismo non da poco. Sì, ne accenno anch'io senza giungere a una terminologia così azzeccata. In realtà parlo proprio del piano frattale su cui si sviluppa il racconto evangelico e gli attribuisco perfino una proporzione temporale. In pratica, riconoscerai anche tu, una forma che parte da un modulo e si sviluppa in proporzione su varie scale dimensionali, ad un certo punto termina col livello più alto, che poi è quello che ingloba tutto ciò che gli sta sotto. Ecco, sono arrivato alla conclusione che il piano frattale massimo a cui le cronologie/moduli tendono, sia in ultima istanza la struttura astronomica del cosmo, che poi riguarda in realtà la dinamica rotatoria e giroscopica dell'axis mundi. Stabilire un primo livello di spazio-temporalità entro la semplice rotazione assiale del nostro pianeta, significava per gli antichi, e per noi che vogliamo comprenderne il linguaggio, stabilire un piano superno - non valicabile - in tutto il cosmo (conosciuto), in virtù del quale , attraverso una semplice proporzione (o più di una) stabilire via via i meccanismi e le dinamiche dei sub-livelli.
Sei una fonte inesauribile di informazioni, caro Fabio. Grazie nuovamente e buon lavoro! Arric
RispondiEliminaIncredibile! Ho azzeccato tutto! Grazie Maestro!
EliminaOh, quanti bei widget, si vede che è Natale! ☺☻
EliminaNel prossimo post, caro Arric, vi è un'ulteriore conferma della tua brillante intuizione sull'età dell'Acquario, sul fatto che dovrà terminare prima degli altri. tengo molto a un tuo commento quando pubblicherò quel post, mentre agli altri consiglierei di attendere l'articolo delle Settanta settimane prima di scatenare la consueta mitragliata di domande.
RispondiEliminaBuon giorno, scopro adesso questo Blog, e la prima impressione, me lo si conceda, è fortemente consolatoria. Sapere che ci sono ancora persone con la testa e il Cuore al posto giusto, difatti, consola dalla procressione di mostruosità in ininterrotta sfilata. Per il resto, contenuti di altissimo livello.
RispondiEliminaGrazie.
FrancescoM
Grazie per i complimenti Fr@ncesco M, bontà Sua.
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