lunedì 18 maggio 2026

SImboli a ruota libera

Post aggiornato il 24 Maggio 2026
Post ulteriormente aggiornato il 25 Maggio 2026


clicca su link qui sotto (Amore e morte), vedi il corto e commenta. 

Amore e morte

Commento all'opera

vedo adesso il corto dai contenuti criptici ed intensi. Il mio pvd: Suggestivo ed interessante. Lo vedo ancora una volta per capire bene i particolari di sicuro peso simbolico. A me sembra un concentrato di simboli che ruotano intorno all'elemento Dio-Natura , perché sembra proprio che il luogo sacro, cioè il luogo in cui si svolge il dramma/vita sia un bacino acquifero dalla forma, anche anatomicamente ben definita, di un cuore (riproposta in chiusura), chiaro elemento volto a rappresentare l'amore come elemento vitale, creativo ma anche distruttivo (tipico delle concezioni spirituali arcaiche) in una sintesi che pare avvicinarci al criterio religioso orientale o, addirittura induista. Il Dio delle acque è femmina, e ricopre un ruolo attivo, distruttore di fatue alleanze fra potere temporale e caste sacerdotali, un qualcosa di innaturale che, come empia alleanza si è ripetuto molte volte nella storia: dalla Roma imperiale-Sinedrio; Costantino, Carlo magno e Sacra Romana chiesa; e poi ancora , Carlos V , Luigi XVI, il brutale Gott mit uns delle Esse-Esse (Non sfigurerebbero in questa classifica riferimenti di recentissima attualità) . Un accordo demoniaco, cioè contro-natura, che in fondo agli dèi non sembra piacere poi tanto. O almeno così pare porcelo il corto in questione. La spaventosa divinità, una via di mezzo fra il leggendario Pan e la dea Kalì amputata degli arti superflui, non ha compassione per gli attori di questa ennesima farsa dell'umanità corrotta, in replica perenne. Ma qualcosa sembra fermare drasticamente la sua sete di giustizia divina, un quid che equilibra nuovamente l'azione del Dio e che è presente seppur in minima parte nell'animo umano. A questo punto la manifestazione distruttiva/purificatrice del dio, si placa e dopo esser stata liberata - grazie alla forza di un atto di amore - dalle scorie di materia (oro insanguinato?) contaminata, torna allo spirito supremo, l'acqua del lago, e si ricongiunge con la Natura-Padre (La morte della dea PanKalì è solo apparente). Per vagliare eventuali conferme dei contenuti, o verosimili smentite occorrerebbe, a questo punto, consultare una recensione seria dell'opera.

Commento già pubblicato da Fabio Painnet Blade su 'Posto di Bloggo', lo spazio telematico di Franco Battaglia

Nel mio contributo ho voluto, forse sbagliando, considerare questo video come un prodotto finito e fine a sè. Pare invece che, ma di questo equivoco è responsabile il Battaglia, il breve filmato faccia parte , in qualità di sintesi promozionale, di una serie dai contenuti, sempre secondo l'analisi di Franco Battaglia, del tutto differenti da quelli da me proposti. Ho voluto commentare in misura sicuramente prolissa la scarsa dimestichezza dell'autore in rapporto alla decriptazione simbolica che ne avevo fatto io. Lui è l'autore e dunque a lui spetta l'interpretazione finale, benché la mia prospettiva chiudeva un circolo di analogie e associazioni del tutto coerente ad una versione autoriale, qualora questi avesse davvero voluto dar sfoggio di conoscenze della tradizione arcaica, assai  centrata e precisa rispetto ad un eventuale lettura mitografica. Nulla di tutto ciò, a quanto pare. L'autore intendeva risolvere tutto in ambito vagamente etico e sentimentale, mostrando di voler parlare di un amore tossico, e di altre questioni che poco o nulla avevano a che fare con la mia  veduta delle cose. Mi sono affrettato pertanto, a fornire una lucida critica alla pretesa di voler far passare il video come buona riuscita di un prodotto artistico, qual - a mio modesto avviso -  non è. Sono sufficienti le parole di Renè Guenon, rispetto la maniera di trattare il taglio simbolico (In questo caso, inequivocabile) in chiave moderna, che riduce il valore dei possibili significati profondi della tradizione a irrilevanti speculazioni da vago sapore filosofico sentimentale. Guenon si esprime così nei confronti di questo strano e discutibile modo di trattare il mito, da parte degli intellettuali della nostra confusionaria epoca                                                                                                                               - - R.Guenon (da: Simboli della scienza sacra)  : "... per quel che ci concerne noi pensiamo che se al giorno d'oggi il simbolismo è del tutto incompreso, tanto maggior ragione c'è di insistere su di esso, esponendo nel modo più completo possibile il significato reale dei simboli tradizionali, restituendo loro tutta la portata intellettuale che possiedono, invece che ridurli semplicemente a un'occasione per qualche esortazione sentimentale per la quale, del resto, l'uso del simbolismo è cosa del tutto inutile. " Ed io direi che oltre che 'inutile' , come afferma Renè Guenon, è anche dannosa per la mente di chi si affaccia al mito con curiosità e se lo ritrova impiastricciato in questa infestante abitudine  di trattare temi e richiami fantastici senza nessuna capacità se non quella di padroneggiare l'uso della grafica e della suggestione visiva delle immagini.                                                                                          E noi, in fede al pensiero del grande interprete del mito arcaico, proviamo ad insistere, nell'attesa che qualcuno - cosa di cui dubito parecchio  - abbia il fegato di sottoscrivere una qualche replica alle provocazioni già espresse nel commentario del blog Posto di bloggo e che mi limito di riportare qui sotto.

Dal commentario del post 'Corti', di Franco Battaglia.

Non c'è dubbio Franco, l'espressione artistica soffre entro limiti strandard preconfezionati, tempo compreso.

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Risposte
  1. Beh, i tempi imposti all'artista sono un limite dal momento che il linguaggio dell'artista, quello che lui ritiene adatto al suo criterio espressivo, non lo impone nessuno e implica una scelta del tempo più consono allo stile . Ciò impone una riflessione di fondo: il corto è un'opera finita, oppure è un semplice spot? Una sintesi cioè che rimanda al lavoro completo?. Ho voluto trattare questa tua proposta come fosse un'opera finita, ma dai tuoi commenti evinco essere, viceversa, una sintesi e qui vi è quella 'imposizione' di cui dicevo poc'anzi, che fa del breve video un lavoro artigianale confezionato sbrigativamente: buon colpo d'occhio ma flaccidità di contenuti. Certo il gioco della suggestione poggia su buoni strumenti e abilità di chi li usa , come la fotografia, i costumi, luce, taglio delle immagini, ma per partorire una roba degna di nota bisogna disporre di ben altre competenze. Ad esempio tu parli di Sirena (spero si a una tua conclusione e non una figura dell'autore) e poi di 'amore tossico', che secondo te sarebbe il tema centrale del corto (o della serie a cui è riferito lo spot). Ma qui siamo nel campo dell'interpretazione libera! un terreno sdrucciolevole che ritengo non riguardi il lavoro di un serio autore. Tuttavia se tu riporti recensioni certe e, magari, ti sei limitato a trascrivere il medesimo criterio dell'autore, beh, lasciami dire che per me non siamo di fronte a un prodotto artistico ma a un mediocre artigiano dell'immagine. Il successo? Certo, certo, una roba del genere può anche avere successo nel breve, ma nel lungo periodo penso sia 'da dimenticare'. D'altra parte, anche Dan Brown ha avuto un gran successo! Quello dipende sempre dal livello del pubblico, ma quando lo spettatore pagante è ignorante di suo, (per la cultura da cui proviene, intendo) come quei milioni di americani che al botteghino hanno decretato il successo de 'Il codice DaVinci' , ciò non fa di un lavoro dignitoso un prodotto artistico, e dopo il fuoco di paglia (ben remunerato eh, come mucchietto di cenere cinematografica) poi non può che seguire l'oblio. Quella serie di romanzetti del Brown, non credo si siano ritagliati uno spazio percepibile nella storia della letteratura. Insomma, si produce troppo e male! Poi con tanta roba in mezzo, a saturare la soglia di attenzione collettiva, trovare qualcosa di davvero buono diventa un problema.

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  2. Prima che me lo domandi, argomento io: vedi, già poggiare tutto l'impianto narrativo su un fattore irreale, come quello di un soldato sordo, può in regime di paraculata sortire un utile effetto, che fa da contraltare - se vogliamo - all'Efialte di Trachis , (Film Trecento) , dove in effetti, si bastonava un po' il criterio di dignità del 'diversamente abile' , però almeno il racconto, oltre a far fede a un contesto letterario ben preciso (Erodoto), era fortemente realistico. Certamente, il realismo può essere aggirato , ma se lo so fa si deve rispettare una coerente architettura simbolica, come sembrava promettere il tuo , peraltro interessante , contributo.


 Ad oggi, giovedì 28 Maggio, nel commentario del post 'Corti', nel blog Posto di bloggo (già linkato in precedenza) , non compaiono risposte. 

lunedì 4 maggio 2026

Tutti siamo Uno e Uno è tutti.

 Riprendo il leitmotiv del libro di Domenico Rosaci, Arcana Memoria,  con un invito alla riflessione. 

Alquanto suggestivo è uno dei tanti pensieri in esso contenuti:

   " Tutto è Uno, e quindi si intende che non è possibile allontanare da sé la sofferenza ignorando gli altri o, peggio ancora, facendoli soffrire. Al contrario generare sofferenza     nel prossimo significa acuire la propria come immediata conseguenza."