domenica 1 novembre 2026

Giudizio e pregiudizio

   

          Qualcuno (In copiosa e vociante compagnia) si ostina ad affermare, se non dichiararsi pronto a giurare, dell'anacronismo statico di insegnamenti tratti da testi sacri di tanti anni fa. Diciamo pure millenni fa. 'Il mondo è cambiato troppo da allora', così si dice. . . In fondo tali esortazioni potevano passare per buone in un contesto sociale semplice e selvaggio, ma riproporle al giorno d'oggi parrebbe ai più un tantino azzardato, vista la complessità della vita 'moderna' (E forse qui, i sedicenti apologeti del techno-mondo avrebbero voluto aggiungere l'aggettivo di 'superiore' o anche, 'evoluta'.) Di queste perle di saggezza l'uomo del terzo millenni non solo ne sproloquia a iosa, ma perfino se ne gloria, Siamo quindi tutti convinti - a sentire le voci che circolano -   che il progresso sia sempre stato un procedere in avanti e verso il punto  eticamente più 'elevato' della civiltà. Come dubitarne se ovunque volgi le trombe di Eustachio, non senti altro che pedisseque ripetizioni a campana di simili assunti, dati quasi per scontati a meno di non voler passare per pazzoide o picchiatello del villaggio. E' tutto un trionfo di lodi per questa nostra realtà, costruita su millenni di continua e inarrestabile capacità cognitiva e creativa dell'homo technologicus, padrone incontrastato dell'intero pianeta. E va bene, non dico che bisognerebbe leggersi tutte le Upanishad dei secolari testi Veda, ma mi piacerebbe che uno di questi chiacchieroni ne avesse letto almeno una frase. Un versetto. Uno soltanto. 

Se qualcuno l'ha letto, ne prendiamo atto, per gli altri riportiamo invece uno dei più replicati e profondi insegnamenti degli antichi testi induisti, citato anche da altre parti nel corso dei secoli, dal cosiddetto periodo 'assiale' (Russel) fino all'epoca a noi più prossima. Ne menzionerò uno, per poi tentare di offrirne una lettura attenta in riferimento alla più recente attualità della cronaca. Ad esempio, in pochi avranno compreso, sempre se letto in precedenza, uno dei tanti passi che ammoniscono dai rischi che porta in sè l'agire dietro impulso emozionale. Ho letto la Baghavad Gita e posso affermare che ne è piena zeppa.  Gran bel testo!  

                  In pochi - c'è da giurarci - avranno sentito dire che ponderare e valutare la realtà attraverso il filtro emozionale non è cosa buona! In pratica, agire, e di conseguenza pensare, in modo costruttivo non può dipendere da una mente troppo eccitata, troppo coinvolta ed emozionata rispetto agli accadimenti. Mi fermo qua, mantenendomi entro i termini di un registro lessicale didascalico, essenziale e , a mio avviso, perfettamente comprensibile. Perché questo è lo scopo di questo contributo, farmi anzitutto comprender da chi legge, cosa che, in presenza, a dire il vero non mi riesce molto bene. Credo che il significato della diffidenza degli antichi eruditi per questa disposizione dell'animo umano (Dipendente cioè dalle emozioni più intense che gli riserva la vita),  che appartenessero ad un' enclave giudaica deportata, o alle regge sfavillanti dei Rajà Persiani, sia al giorno d'oggi una specie di enigma o, per esser più schietti, un' assurdità priva di senso e umanissima misericordia. Credo infatti che, a differenza di allora, oggi l'emozione e il mondo emozionale della psiche umana sia ritenuto una disposizione non solo esaltante, ma perfino imprescindibile, identificabile cioè con la più profonda essenza della Vita stessa. Si usa infatti dire che senza provare emozioni non val la pena di vivere. Ma chi dice che non bisogna provare emozioni? Lo si deve fare, ci mancherebbe! E come no. E lo si fa, certamente,  ma una cosa è vivere intensamente una vicenda, una presenza o pure un solo attimo, ben altra cosa è diventare schiavo di suddetta forma di esaltazione dell'animo. In un passo, peraltro ripetuto parecchie volte, della Bhagavad Gita, si parte da questo principio per concludere che la conseguenza diretta di un tale atteggiamento, finisca per essere uno stato di dipendenza che i testi definiscono senza mezzi termini: schiavitù. Proporremo più avanti i passaggi che spiegheranno meglio questa indicazione del celebre testo induista, ma adesso preferirei per non appesantire troppo queste mie riflessioni, spostare l'attenzione verso alcuni fatti della cronaca di questi ultimi giorni, le sommosse 'studentesche' di Parigi che una volta filtrate dalle maglie della rete, subiscono un capovolgimento non da poco, se consideriamo anche la cronaca giornalistica con relativi approfondimenti di opinione che ne hanno fatto quotidiani  e  rotocalchi italiani. Come poi succederà anche nel Belpaese  i moti studenteschi mossi da intenti legittimi e condivisibili (rispetto l'incertezza delle ultime generazioni per le difficoltà economiche che presenta il loro futuro) sono stati affiancati da atti di vandalismo e saccheggio gratuito, nel senso più vero del termine, perché di vera e propria rapina  si tratta, e non solo a danno delle griffe delle merci   ultraborghesi del mercato d' elite. La partecipazione di bande di giovani di cultura islamica, detti di 'seconda generazione', ha determinato lo smarrimento dei buoni propositi posti dai manifestanti in un primo momento, specie per quanto concerne il miglioramento delle scuole e il rispetto di una società a trazione meritocratica, del tutto assente nei recenti e  meno recenti programmi politici. Fin qui nulla da controbattere, ma poi, quando sono giunte le prime immagini delle devastazioni e dei saccheggi ecco che è venuto al pettine il problema degli affiliati extracomunitari di seconda generazione. Il popolo borghese non ha avuto dubbi nel valutare l'intera manifestazione come pre-organizzata, prevalentemente per fomentare disordini e non per richiedere il rispetto dei sacrosanti diritti all'istruzione, a un futuro decoroso etc. etc. Ad un certo momento , secondo la lettura dei social, è parso che da un lato l'informazione di destra italiana, suggerisse l'ingerenza di una regia esterna di matrice politica finalizzata ai disordini, dall'altro, secondo una prospettiva opposta (L'informazione controllata dalla cosiddetta 'sinistra' ) le manifestazioni sarebbero deflagrate  in virtù di una componente minoritaria foraggiata e canalizzata da famigerati operatori sul campo direttamente coordinati da infiltrati occulti, naturalmente dietro istigazione della controparte politica, la spudorata 'destra' di governo, s'è rimarcato da più parti, dato il fatto che proprio la destra politica capeggiata dal partito della Meloni, si sarebbe elettoralmente avvantaggiata delle barbarie di piazza. Due modi di vedere e interpretare i fatti, in misura diametralmente opposta e, in ambedue i casi, perfettamente leggibili secondo una evidente logica di parte. Ciascuno insomma, avrebbe avuto validi motivi per alterare l'intento pacifico delle manifestazioni di massa. Ecco un chiaro esempio di come, reciprocamente diretti e dominati da un substrato emozionale, ogni cittadino che ha assistito via tivù ai parapiglia studenteschi, sia stato mentalmente preparato per dar credito alla versione che più si conformava alle sue pregiudiziali attese. Per ottenere questo risultato, non è stata utilizzata alcuna strategia comunicativa, nessun particolare ed ingegnoso stratagemma per produrre immagini taroccate o sofisticati sistemi di generazione intelligente di fake- notizie; insomma per ottenere questa inabilità della popolazione a non saper giudicare quanto accade nella realtà, per ottenere questa confusione e incertezza critica è stato sufficiente pompare sulle frequenze emozionali della psiche delle persone, rendendole del tutto cieche o ignare dei motivi per quanto era accaduto, ma soprattutto rendendole  emozionalmente preparate a non saper più distinguere le cause, da cui derivano gli effetti e, quindi, renderle incapaci di poter individuare o pensare una lontana soluzione su come evitare il ripetersi di eventi incresciosi che non dovrebbero accadere ma che invece è probabile accadano ancora. Questo giudizio popolare condizionato dalla faciloneria emotiva ci riporta in un balzo alle esortazioni dei testi sacri induisti e persino buddhisti, rispetto la diffidenza dell'agire emotivo. In questo stato, sarà già molto se fazioni sempre più estremizzate entro frange di popolazione, si metteranno nelle mani e nei 'sapienti' pareri dei giustizieri (O giustizialisti) dell'ultima ora, o in alternativa in quelle di sapienti di  dotti e intellettuali dell'etica di massa, pronti a sollevare da responsabilità e codice penale chiunque si ostini a delinquere con la certezza dell'impunità, a patto però che le devastazioni non coinvolgano e non si estendano alle loro sontuose ed esclusive  proprietà, quelle  sì ben distribuite a destra e a manca e sempre in larga disponibilità delle classi politiche di ogni epoca e nazione. 

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