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martedì 14 luglio 2026

La tradizione misterica: Eros

    Inauguriamo oggi una serie di post che trattano il significato arcaico della parola Amore, partendo dalla maniera in cui lo intendevano gli antichi Greci e valutando di volta in volta, quale uso se n'è fatto ai giorni nostri, cioè dopo quasi duemila e cinquecento anni, e considerando inoltre come, di questo argomento, si è scritto in letteratura. 

Il presente articolo è stato tratto da una conferenza del Professor Domenico Rosaci

 La tradizione dei misteri: dall’ Eros all’Agape.

       Par la maggior parte di noi la parola Amore esprime significati ovvi e quasi scontati. E’ il sentimento di cui si parla di più, tutto nella società di oggi sembra richiamare all’amore. Nonostante ciò  risulta ancora una delle parole più equivocate rispetto i significati che questo termine, o il concetto espresso, aveva in tempi passati e , più precisamente, ai tempi delle origini (arcaico da ‘archè'= delle origini). Il primo significato dell’archetipo ‘amore’ è uno dei più potenti archetipi della psiche umana, una struttura, quella psichica,  che si è formata in migliaia di anni. Il significato è stato poi custodito e veicolato fino ai giorni nostri dalla tradizione iniziatica per essere tramandato successivamente  come uno dei principali misteri, uno dei più importanti ( Sacri ) trasmessi soltanto per via esoterica, ovvero, da e per pochi esperti (Iniziati).  

     Il significato che i Greci davano alla parola amore, sembra essere ancora,  per molti accademici, un riferimento molto importante, visto che la cultura ellenica è ritenuta la base portante dell’intera civiltà occidentale. A ben vedere, questo primato della cultura greca  appare un luogo comune piuttosto diffuso, sebbene del tutto ingiustificato, dacché la nostra cultura, aveva cominciato anni addietro (Ben duemila anni or sono) un lento processo di separazione dai  contenuti arcaici. Gli antichi Greci, ad esempio, avevano molti modi di definire l’amore, a seconda della circostanza; vocaboli come ‘eros’, ‘storge’ ,’filia’, ‘xenìa’, ‘agape’, possono essere tradotti in italiano col medesimo termine, cioè amore, sebbene ciascuna di queste parole indicasse un diverso tipo di amore (Amore filiale, amore per il sapere, amore per l’amata/o).  Il termine più comune per definire l’amore era comunque ‘eros’ , ovvero, l’amore come attrazione sessuale, quell’attributo che delinea l’ardore e la passione amorosa. L’etimologia e il verbo (Eramai= ἔραμαι) da cui proviene il termine amore,  portano al significato ‘desiderare’, bramare, ma non necessariamente una persona, infatti la brama, o il desiderio di qualcosa, poteva riguardare  enti astratti quali il sapere, il potere, o perfino elementi più materiali come  cibo o ricchezze.

    Per i Greci Eros era un dio ben definito entro certi miti, miti non sempre simili ed anzi estremamente diversi fra loro, ciò perché gli dèi antichi possono essere tranquillamente considerati archetipi. Gli dèi/archetipi  definiscono quindi  immagini della mente e riguardano, più esattamente, concetti che si formano nella psiche umana in un lungo intervallo di tempo. Più essi son forti e prima si sono formati, visto che ‘archetipo’ deriva da ‘arché’ , che significa ‘delle origini’.  Eros quindi, essendo un concetto archetipico, si è formato nel passato più remoto della storia umana e, pertanto, sappiamo, o dobbiamo tener conto anche delle modifiche che il suo significato,  abbia subito nel tempo. Il primo significato proviene da Omero e da alcuni frammenti degli orfici, una categoria di mistici che tramandano tradizioni antichissime. Il significato di Eros ha dunque a che fare con i miti della creazione del mondo. Bisogna ricordare che prima delle grandi invasioni indoeuropee, la Grecia era abitata fin dal neolitico, da popolazioni autoctone, i Pelasgi (Così chiamate dagli invasori Elleni). Essi erano ben diversi dai guerrieri Elleni, gli studiosi concordano nel ritenerli razza camita, popolazioni africane dalla pelle scura e piuttosto bassi di statura, di certo più bassi degli elleni. Questi primi abitanti del Peloponneso europeo possedevano perciò i loro miti della creazione, secondo almeno quanto ci giunge dagli scritti di Apollo Rodio, oltreché dai misteri orfici che gli elleni continueranno a celebrare al lungo, proprio in memoria delle antiche tradizioni pre-elleniche.  

Il mito pelasgico

     Nel mito pelasgico, vi è un principio di tutte le cose molto complicato dove la realtà è costituita da un caos primordiale e assoluto, cioè indeterminato. Nel disordine assoluto non vi sono elementi diversificati e il tutto può essere identificato come un tutt’uno indistinto. Tutto è amalgamato senza spazio e tempo a scandire le fasi storiche, quindi senza un luogo di riferimento, senza un prima, né un dopo. Non c'è materia, non c'è tempo e non c'è nulla, ma questo nulla e anche il Tutto, benché solo in potenza. In un secondo momento dal caos primordiale emerge la prima entità determinata. In un certo senso è il caos stesso che compie uno sforzo di volontà, diventando un essere solitario di sesso femminile (?), Eurinome. Eurinome vuol dire ‘colei che vaga negli ampi spazi'. Possiamo poeticamente immaginarla - Alla maniera dei nostri antichi predecessori pelasgici - come una ballerina che vuol danzare ma non ha un posto adatto per farlo, o un supporto per poggiare i piedi. Ella decide allora di operare un primo atto, creare due luoghi distinti che sono ‘le acque di sopra e le acque di sotto’, quindi inizia volteggiare sopra questi due mondi acquiferi, fino a creare un vortice intorno al proprio corpo. Da questo vortice nasce il vento del nord (Borea), che poi diventa sempre più forte ed Eurinome è costretta a controllarlo afferrandolo e strizzandolo come uno straccio che si trasforma immediatamente nel grande serpente Ofione. Nel mito i due si uniscono dando origine al grande Uovo universale, dal quale prenderanno vita e forma tutte le meraviglie del creato dalle più grandi alle più piccole. Curiosamente per noi, uomini moderni, il racconto diventa alquanto singolare, per non dire 'strano. I due infatti si trasferiscono in una reggia situata sul monte Olimpo, ma ben presto cominciano a combattersi per il privilegio del comando e della regalità che entrambi pretendevano. Nella furibonda battaglia Ofione ha la peggio e subisce un calcio in bocca che gli rompe i denti. E sono proprio quelli che, giungendo a terra ( non si specifica come) daranno origine a tutte le persone del mondo, all'umanità propriamente detta. Il primo uomo si chiamerà quindi, Pelasgo. Questa versione mitica è pressoché  la medesima in tutta l’Europa neolitica, nell’Asia e nell’Africa , i territori cioè che verranno colonizzati dai primi indoeuropei, prevalentemente di razza semitica. Ne troviamo traccia nella Genesi della Bibbia ebraica, la Tanak, in cui si parla di un dio che dividerà il cielo dalla terra, in un processo  che  sembra ricalcare il modello orfico del prodigio di Eurinome (Separazione delle acque di sopra da quelle di sotto).  La Tanak ebraica non parla quindi di un creatore del mondo dal nulla, ma di un principio ordinatore che agisce come il principio ordinatore della tradizione pelasgica. Lo stato precedente è dunque il Caos, quello successivo è un primo ordine che possiamo chiamare, in fede agli scritti biblici, Elohim. La terra che si separa dalle acque è invece chiamata Tehom (Il significato che ne dà Wikipedia è 'abisso'), nella bibbia infatti è scritto: 'in principio Elohim ordinò le cose'. L’ente ordinatore fa parte del tutto iniziale, non è una entità diversa e separata. Dalla Bibbia leggiamo che vi era al principio una massa informe nella quale le tenebre profonde coprivano l’abisso. Ciò che c’era era un abisso, un posto deserto e buio, e su questo abisso scuro opererà la volontà di Elohjm.  In prtica il Tehom biblico è la rappresentazione della prima materia, o anche l'abisso primordiale, così come Elohim è la rappresentazione dello Spirito puro. Gli agricoltori delle origini, così come più tardi gli egiziani ed altre civiltà del tempo, ritenevano che vi fosse un Tutto unico, un solo principio senza coscienza di sé che gli egizi stessi chiamavano 'abisso primordiale’, a differenza dei Greci che lo chiamavano caos. Successivamente l’unità primordiale prenderà coscienza di sé e si dividerà in due emanando, e non creando dal nulla, un altro sé. Due principi complementari che in essa stanno ben distinti ed opposti ma non separati. La divinità primordiale è quindi androgina e contiene in sé maschile e femminile che gli egiziani chiamarono rispettivamente Nun e Nunet, gli orfici Ofiuco ed Eurinome; per gli antichi cinesi, ad esempio, questi principi (Yin/femminile e Yang/maschile) sono rappresentati nel Tao e sono indivisibili sebbene opposti e differenti. Nel mito pelasgico però viene descritto un momento in cui l’abbraccio fra i due enti opposti si rompe ed emerge la volontà di creare qualcosa che non fa più parte dell’uno, nel senso che viene generato e non emanato come l’Elohim iniziale. Invece l’Uovo cosmico è una creazione e sancisce l’inizio dello spazio e del tempo nel senso che da quell’entità sarebbero scaturite tutte le forme della materia, quindi dello spazio e del tempo. Potremmo paragonarlo, da moderni, nel fenomeno del Big Bang, ovvero, a quel momento  della nascita dello spazio tempo dell’Universo. Questa è, se non altro, la versione che ne dà la scienza moderna. Nel mito orfico (Gli orfici - lo ricordo - erano mistici greci che seguivano la tradizione pre-ellenica) però il racconto differisce un poco. Essi chiamavano  Eurinome ‘la Notte’ ed essa era amata dal vento, era perciò dotata di ali e oltremodo tenebrosa ( quel vento che abbiamo visto ella ha piegato  come uno straccio e dal quale ha dato origine al serpente Ofione). Dall’unione col Serpente Ofione , (che è anche il vento Borea prima di essere tramutato in serpente )  ha avuto origine il mondo, e questa sembra esattamente la stessa storia del mito pelasgico. Gli orfici però introducono al procedimento un nuovo ed importantissimo elemento, un dio ‘partorito’ dall’uovo che essi  chiamarono Eros e che, proprio per effetto della variante introdotta in questo mito,  farà parte e sarà sempre associato all’atto della creazione del mondo. 

Eros

                                                  

Eros è quindi  la forza motrice dello spazio, del tempo e di tutto ciò che esiste. Questo concetto introdotto nel mito orfico sottolinea la visione arcaica della Realtà  che è in un primo istante solo psiche, cioè una volontà autoderminatasi  da un tutto precedentemente indeterminato. La psiche dopo aver preso coscienza di sé  si sdoppia, senza però alterare il suo carattere unitario delle origini, diventerà dunque il tutto da cui si genererà  il mondo. E’ importante osservare come questo processo non ha alterato il carattere unitario della psiche e solo in un secondo tempo l’Unità ha voluto partorire l’Uovo Cosmico. L’uovo , lo sdoppiamento e tutto quanto riguarda la psiche sono atti della stessa psiche dunque. Nell’ultimo atto, cioè quello che riguarda l’Uovo cosmico, il Tutto sogna di uscire da sé diventando Eros, il quale poi si permea di molteplici enti diversi, identificandosi col ‘panta rei’ di Eraclito. E’ questa l’immagine più antica che i Greci hanno dell’Amore. L’essere diventa quindi desiderio, diviene qualcosa che prima non era mai stato. Le vicende fra Eurinome ed Ofione dopo aver creato l’uomo, mostrano gli effetti disastrosi del desiderio/Eros fattosi nuova entità. Infatti abbiamo visto che Eurinome prende letteralmente a calci Ofione in una disputa per il potere e gli rompe i denti che cadendo sulla terra genereranno gli uomini, ovvero tutta l’umanità. Gli orfici precisano che la causa di questa caduta sia proprio Eros, il desiderio del primo accoppiamento provocato dalla separazione della prima unità. Il desiderio ardente, Eros, è il mistero che sta nell’esistenza, perché da Eros proviene tutto. L’esistenza è dunque sperimentazione di novità. La caduta non sembra essere un fatto negativo, ma solo un atto della volontà di sperimentare. Il privilegio di quest’esperienza passionale comporta dunque  un duro prezzo da pagare, la sofferenza. Il desiderio (sessuale) implica pertanto e inevitabilmente, la sofferenza. I due iniziali, così,  si separano e da quel momento la loro complementarietà provoca un forte desiderio di ricongiungimento, in quanto l’uno vede nell’altro la possibilità di completarsi. Per questo motivo, Platone nel Simposio (IV secolo a.C.) descrive Eros come figlio dell’indigenza (Divinità chiamata Penia, cioè povertà) e sofferenza (Poros). Platone parla in termini più chiari del mito pelasgico, dice infatti che Eros è figlio di quella vocazione della psiche umana caduta dallo stato di inesistenza a quello dell’esistenza. Platone inquadra Eros nella visione complessiva dell’anima umana, la capacità di pensare e conoscere (Psiche). La psiche cerca dunque la bellezza dell’esistenza, già presenta ancor prima che l’essere si incarnasse nell’umanità. Per Patone, la conoscenza non sembra essere altro che il tentativo di ricordare il passato divino, egli parla cioè di ‘riminiscienza’. Il filosofo ateniese descrive poi due tipi di Eros, l’Eros sensuale che, attratto dalla bellezza dei corpi provoca la fecondità fisica, e poi parla dell’Eros ‘Celeste’ (Uranios Eros), che è attratto dall’amore spirituale il quale, a sua volta, provoca la fecondità spirituale, in pratica i due tipi di Eros riguardano il mondo della materia e quello dello spirito, che non sono altro che le acque di sopra e di sotto divise da  Eurinome e da Elohim ebraico, il dio ordinatore della Bibbia. A ben vedere questa divisione si era già verificata prima, quando l’uno si era tramutato in ‘due’ (Mare e cielo, materiale e spirituale) e solo dopo avviene  la seconda divisione, provocata dal sodalizio fra Eurinome e Ofione (Ofione agisce attivamente come volontà ed Eurinome si fa forza contenitrice, corrispondente allo Yin e Yang del Tao). Pertanto dalla separazione fra spirituale e materiale, verificatasi la prima volta quando l’Uno si era sdoppiato,  si era originato tutto il resto, ovvero la realtà nei suoi molteplici e svariati aspetti. 

- continua -


giovedì 26 dicembre 2024

Regalo di Natale: un bel telefonino di ultima generazione

Aggiornato il 28 Gennaio 2025

      Un tempo lontano di cui non conserviamo più alcuna memoria,  potevano dirsi  influencers di grido personaggi come Platone,  Aristotele, o magari Socrate; oggi gli influenzatori si chiamano Fedez, Taylor Swift, piuttosto che  il gettonatissimo blogger umbro Mariano Di Vaio, tanto per dirne alcuni.
 
Mariano Di Vaio                                                                                      musicisti e cantanti influencers

   E chissà quanti altri ancora avranno la presunzione di ritenersi dèi , o quantomeno esseri superiori agli altri , secondo una graduatoria di (indiscusso) merito scandita dall'indice di gradimento, un numeretto che eumera la quantità dei cd 'seguaci' particolarmente affezionati al loro 'maestro',  intimamente sedotti dai suoi insegnamenti di vita, specie se mondana, e sempre molto attenti a dispensare tributi di devota fedeltà alla causa che, di volta in volta, sentono affine al loro modo di intendere la società, la politica , lo svago, in virtù della rappresentazione a loro offerta dal guru di riferimento (morale e sociale), da quello cioè che fa più tendenza e capeggia il vertice della classifica divina di cui dicevamo poc'anzi.. 'Seguaci' per l'appunto, era il termine che si attribuiva a coloro che seguivano una dottrina, una scuola, una corrente di pensiero filosofico o un maestro.  Non mi sembra casuale che questa parola sia stata coniata ad uso e consumo dei nuovi numi dell'Olimpo  scesi  in terra,  ed alla dimensione di valore che innumerevoli seguaci sedotti e mai abbandonati, continueranno a tributare  al loro successo. 

   Ma il problema che  si presenta nell' immediato, che si presenta  cioè davanti alle ultime generazioni (e non solo), è quello del rischio che certi  guru del social, forti del loro gradimento, interferiscano nella dimensione etica, quella dell 'autonomia  di  pensiero individuale  e delle condotte. Rischio   reale benché del tutto minimizzato da chi, col telefonino ha intessuto nel tempo un rapporto di  inamovibile fiducia, tanto intimo da soddisfare spesso con esso,  anche inconfessabili pruriti . La risposta che sovente mi viene recapitata al solo valutare il peso di questa possibilità ( cioè l' eventualità del  rischio di un re-indirizzamento delle condotte individuali ) è sempre la stessa, e ciò non riguarda, come premesso, soltanto le ultime e 'fresche' generazioni. Ho così interpellato giovani , ma anche boomers (Dunque quarantenni e cinquantenni) rispetto al mio dubbio, ricevendo costantemente il rassicurante invito a non esasperare il problema, inesistente come tale, cioè come problema serio, dal momento che l'eventuale condizionamento di cui si ha tanto timore, verrebbe limitato al solo ambito commerciale. In pratica , si conferma la possibilità di un'influenza (da cui il termine influencer), e dunque di un effettivo condizionamento, ma questo sarebbe del tutto cosciente e  riguarderebbe , nello specifico, esclusive scelte di mercato, quindi semplici acquisti. Il tutto si afferma sottolineando la parola 'scelta' , in quanto, a dire di molti (Sigh!) , la possibilità di scelta del prodotto reclamizzato rimarrebbe inalterata e , pertanto, col mantenere la facoltà di una selezione cosciente, non verrebbe intaccata la  sfera delle libertà , che rimarrebbero, sempre secondo questa logica di pensiero, del tutto integre. E quindi, che danni può arrecare un sistema di condizionamento, visto ingenuamente ed esclusivamente come modalità di promozione di un prodotto? 

    Non so se ho chiarito i termini esatti del confronto in atto, ovvero del gap  esistente fra chi paventa rischi e chi invece butta acqua sul fuoco degli allarmismi 'fuorvianti' . 

La parola a chi ha qualcosa da aggiungere. 


Aggiornamento del 28 Gennaio 2025.

   Ho ricevuto ieri una e-mail apparentemente  avulsa dal contenuto del post, ma a mio parere significativa rispetto a quanto  affermato in precedenza. Questo il gentile contributo di Luigi.

" Cosa ne pensi?

1️⃣ La Groenlandia dovrebbe mantenere la sua relazione con la Danimarca o cercare nuovi partner?

2️⃣ Gli USA stanno proteggendo la regione o cercando di espandere il loro dominio?

3️⃣ Come dovrebbe essere gestito il fragile equilibrio tra sviluppo economico e sostenibilità ambientale nella regione artica?


         breve p.s. : le domande di Luigi sono rivolte a tutti i lettori                                                              

                                                                    ___________________

    


*Attenzione!  questo è un post dinamico. Un post dinamico è un contributo non finito che si modifica di volta in volta secondo la qualità degli interventi riportati nel commentario, oppure inviati per posta elettronica direttamente all'autore (atzorifabio64@gmail.com). In testa al post, verrà sempre  posta  in evidenza la data in cui è stata pubblicata la modifica.