Che piacere conoscerLa Prof Rosaci! O perlomeno che grande soddisfazione aver l'opportunità di scambiare qualche riflessione sul Suo importante lavoro. Inutile, credo, soffermarmi su plausi e complimenti vari che probabilmente riceverà in quantità smisurata e di sicuro meglio confezionata di quanto possa fare io; per non risultare fastidiosamente ripetitivo in un esercizio di ridondante apprezzamento ( mosso comunque da autentica stima, sia chiaro) non mi resta che accodarmi alla lunga fila dei suoi estimatori, e con loro le rivolgo un ringraziamento sincero.
Detto ciò vorrei approcciare rapidamente a questo breve scambio, con un dubbio che mi assilla fin da quando ho cominciato a seguire le sue conferenze sul mito e sul pensiero arcaico. Mi domandavo infatti, essendo Lei uno studioso di estrazione scientifica, in relazione a vari testi sacri (E in particolare ai libri biblici), come mai ha spesso omesso di far menzione del significato (probabile significato) del bagaglio numerico presente nei testi? Ignorare questi densi rapporti numerici, talvolta censimenti, talvolta semplici computi di preziosi, o di animali da altare votivo, consente ugualmente di comprendere i significati nascosti del testo? Di comprendere cioè nella sua interezza, il messaggio tramandato ? In definitiva, ritiene che questi corposi elenchi di cifre si possano ricollegare ai contenuti del mito arcaico? E, se sì, in quale modo correlare le svariate trascrizioni numeriche col senso più profondo delle scritture? Quel senso di cui ci ha, tanto appassionatamente parlato, intendo.
Per il momento mi fermo qui. La ringrazio fin da adesso per l' attenzione che mi potrà dedicare.
Cordialmente
f pb